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Nidi e mense, protesta in piazza: “Servizio a rischio, servono assunzioni subito”

Martedì mattina il presidio di educatrici e sindacati contro precariato, carenze di organico e carichi di lavoro. Menichini: “Se non si trova una soluzione, non saremo in grado di andare avanti”

Pubblicato il 31 Marzo 2026 16:50

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I lavoratori di nidi e mense comunali sono scesi in piazza per protestare contro la situazione che da mesi li vede fare i conti con il rischio precariato e carichi di lavoro difficilmente sostenibili a lungo termine.

Nonostante pioggia e vento incessanti, alle 10 di martedì 31 marzo lavoratrici e rappresentanti di Uil Fpl, Fp Cgil, Usb e Cisl Fp, oltre ai membri della Rsu, si sono ritrovati in largo Carducci per chiedere “una risposta concreta alle criticità evidenziate dal personale”.

“Siamo in piazza – ha spiegato durante il presidio Monica Menichini, dirigente sindacale dei dipendenti dei servizi comunali di nidi e mense scolastiche – perché l’organizzazione dei nidi ora non prevede una diversificazione della retta e un tetto massimo di bambini che possono fermarsi a dormire nel pomeriggio, causando, quindi, delle problematiche nella gestione dell’organico”.

“Per legge – ha detto – il rapporto tra educatrici e bambini deve essere di uno a otto, ma ad oggi non siamo in grado di fare in modo che la proporzione venga sempre rispettata, in particolare nei momenti iniziali e finali dell’orario di apertura”.

“Necessitiamo di più personale per mantenere questi rapporti – ha proseguito –, proprio per questo erano state assunte a tempo determinato quattro educatrici, ma di recente abbiamo avuto una maternità e due malattie dovute al carico di lavoro legato alla nostra professione. Per una delle quattro educatrici assunte a tempo determinato è scaduto il contratto, un’altra è andata a sostituire la collega in maternità, senza provvedere ad una nuova assunzione e due stanno lavorando a regime come previsto, ma i loro contratti scadranno rispettivamente a maggio e a giugno. Se non si prende una decisione per trovare una soluzione ora, non saremo in grado di portare avanti il servizio”.

Nonostante non sembrerebbe paventarsi il rischio di un accorpamento del personale o dello smantellamento dei servizi, quella vigente è una situazione di grande incertezza. Nei nidi comunali oggi ad operare sono 28 educatrici, che lavorano quotidianamente a stretto contatto con 172 bambini, ma – come detto – in tre rischiano di vedere i loro contratti scadere senza rinnovo, come successo a Chiara, una delle quattro educatrici assunte a tempo determinato. 

“Sono 10 anni che lavoro nei nidi comunali – ha detto –, è una storia lunga, fatta anche di contratti brevi, attraverso cui ho raggiunto i 48 mesi di precariato e, quindi, da gennaio non sono stata riconfermata”.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato i lavoratori in piazza, insieme alla sigle sindacali, è stata la mancata conciliazione tra l’amministrazione comunale e le forze sociali dopo l’incontro in prefettura del 26 febbraio, conseguenza di una sequela di eventi iniziata il 16 gennaio con l’indizione dello stato di agitazione dei dipendenti. Ma ad ora il dialogo tra le parti non sembra essersi interrotto.

“Per noi è importante continuare il confronto con l’amministrazione – ha detto Andrea Russo di Uil Fpl –, quindi, siamo qui con le educatrici proprio per segnalare l’importanza di proseguire la discussione con il governo cittadino e individuare fino in fondo soluzioni efficaci ed efficienti. Il Piao ha previsto delle soluzioni, ma non definitive”.

Alle parole di Russo si sono unite quelle di Cristiano Alunni di Fp Cgil, per il quale “scendere in piazza in questo modo è il miglior segnale possibile che le educatrici potessero dare, esprimendo un grande senso di responsabilità. Il messaggio che deve passare – ha sottolineato – è che questo sciopero non è contro qualcuno o contro qualcosa, ma per difendere il servizio educativo pubblico e la sua qualità”.

“Le educatrici oggi in piazza – gli ha fatto eco Giovannino Pirone di Usb –, hanno tirato fuori tutto il loro coraggio per difendere i propri diritti. Purtroppo nel loro percorso lavorativo subiscono dei rischi biologici e stress significativi: non poter contare su sostituzioni, ferie o malattie senza vedere una sistematica compromissione del servizio è un’ingiustizia che dobbiamo combattere. Qui – ha concluso – c’è una storia 50ennale, quella dei nidi folignati, che va portata avanti con dignità”.

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