Le volontarie del centro di riuso di Foligno danno le dimissioni e dal primo luglio il servizio sospende l’attività di apertura al pubblico a tempo indeterminato. Una scelta dettata dalla mancanza di interlocuzione con il responsabile legale e l’assenza di spazi adeguati allo stoccaggio degli oggetti portati dai cittadini.
“Premetto che non voglio fare nessuna polemica”, chiarisce subito Luana Puccia, che insieme ad altre volontarie per un anno ha gestito il centro di riuso comunale, un luogo in cui è stato possibile lasciare oggetti inutilizzati e prenderne altri cui dare nuova vita. “Il centro – spiega – fa riferimento all’associazione di promozione sociale Ecoarte Aps aggiudicataria del bando, ma il responsabile legale lo ha visitato una sola volta a dicembre e con lui non abbiamo alcun tipo di rapporto”.
In un solo anno l’attività è cresciuta in modo esponenziale. “Non c’è spazio – sottolinea -, non riusciamo quasi più a camminare dentro al centro, che comunque ha una superficie piccola. Nonostante venga moltissima gente non riusciamo a smaltire tutti gli oggetti che ci portano. Per aumentare la superficie – prosegue – ho chiesto un preventivo per la costruzione di un pergolato, per recuperare un locale, e per la realizzazione di un gazebo, che ho mandato al responsabile, ma non si è più fatto sentire”. “Tra l’altro – aggiunge Puccia – d’estate è caldissimo, non essendoci l’aria condizionata, mentre in inverno è freddo. Non stiamo facendo ostruzionismo: non abbiamo fisicamente le possibilità per continuare a svolgere le attività all’interno del centro. È pericoloso anche per noi perché, essendo tutto ammassato, potrebbe innescarsi velocemente un incendio”.
Dopo varie sollecitazioni il responsabile ha comunicato alle volontarie l’intenzione di chiudere il centro, ma anche su questo fronte non sono arrivate conferme ufficiali. “Abbiamo provato con il dialogo – incalza –, scrivendo relazioni precise riguardo l’attività svolta dal servizio, grazie al quale abbiamo raccolto numerosi oggetti e recuperato chili di Co2, ma anche dall’amministrazione non abbiamo visto interesse. L’unico a visitare il centro, accompagnato dalla dirigente d’Area, è stato l’assessore Decio Barili”.
La notizia della chiusura del centro di riuso, diventato in un solo anno un punto di riferimento oltre che un luogo di socialità, ha fatto presto il giro dei social, sollevando critiche e dispiacere da parte di numerosi cittadini. “Il principio dell’attività che viene svolta è molto bello ed è apprezzato da molti. Abbiamo anche dei frequentatori abituali che ogni lunedì e venerdì (giorni di apertura del centro, ndr) ci portano acqua fresca e brioche e trascorrono del tempo con noi anche solo per fare quattro chiacchiere”.
La disponibilità da parte delle volontarie a cercare una soluzione non manca. “Se si trova un compromesso siamo collaborative, ma se non c’è interlocuzione si alzano muri. Ci è stato anche detto – conclude Luana Puccia – che se abbiamo troppi oggetti possiamo portarli all’isola ecologica vicina, ma questo va contro il principio del centro stesso e, oltretutto, per noi sarebbe un lavoro in più”.



















