Un borgo modellato per secoli dall’acqua diventa, per tre giorni, il palcoscenico di una riflessione sulla capacità di trasformarsi di fronte alla crisi. È questa l’idea alla base di “de formæ festival”, manifestazione culturale al debutto a Rasiglia dal 7 al 9 agosto. Il nome scelto rilegge il concetto di “deformità”: non più una deviazione da un modello ideale, ma la possibilità di liberarsi dagli schemi imposti per adattarsi alla complessità del presente. Un’immagine che il borgo umbro incarna nella sua stessa storia, dove l’acqua – elemento identitario – ha plasmato nel tempo il paesaggio, l’urbanistica, il lavoro e la vita della comunità, diventando simbolo di un cambiamento continuo.
A ispirare il progetto è anche una riflessione della filosofa statunitense Donna Haraway, da cui il festival prende le mosse: “Il nostro compito deve essere fare disordine e creare problemi, scatenare una risposta potente dinanzi a eventi devastanti, ma anche placare le acque tormentate e ricostruire luoghi di quiete”. Promosso dall’associazione “Fluminamea – Narrazioni dal sottosuolo”, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, il festival nasce per interrogarsi sul senso di instabilità che attraversa il presente: guerre, crisi del diritto internazionale, emergenza climatica, perdita degli spazi di aggregazione ed erosione delle libertà fondamentali.
Tema della prima edizione è “La terra è morta. Lunga vita alla terra”: un invito a fare i conti con il senso di perdita del nostro tempo, senza però rinunciare a immaginare nuove prospettive. Rasiglia si trasforma così in uno spazio di confronto diffuso, con incontri, dibattiti, laboratori, installazioni artistiche e concerti, tutti a ingresso libero. Tra gli ospiti Gianni Cuperlo, Christian Raimo, Pietro Del Re e Majid Bita, insieme a Sara De Simone, Claudia Grande, Lorenza Ghinelli, Silvia Bottani, Pietro Salvatori, Elia Bonci, Leonardo San Pietro, Chiara Guidoni ed Emanuela Cocco. Al centro degli incontri i conflitti contemporanei e la resistenza culturale in Iran, i corpi marginalizzati, la violenza di genere e l’autodeterminazione, fino alle trasformazioni dell’immaginario collettivo nell’epoca dei social media.
Spazio anche alla dimensione artistica, con appuntamenti come “Muta”, la “mostra morente” firmata da Sara Cuperlo, e “Strumenti dell’indugio”, il concerto della cantautrice Glomarì. In cartellone anche due appuntamenti del progetto “La nuova stagione”, promosso da MenteGlocale con il sostegno del ministero della Cultura e di Siae, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. A rendere possibile il festival una rete di collaborazioni con realtà del territorio.


















