Un’immagine scattata nel 1956 e custodita per decenni da Angelo Luciani è stata capace di riaccendere un’idea lungo le sponde del fiume Topino, tra le frazioni di Cave e Perticani. La foto ritrae “lu trau”, meglio conosciuto come la trave, lo spartano passaggio in legno che un tempo permetteva agli abitanti di Cave di attraversare il fiume per raggiungere Perticani, Maceratola e le frazioni vicine. Proprio la vista di quella passerella, inghiottita da una piena del fiume negli anni ‘60, a Cave e Perticani ha scatenato la voglia degli abitanti delle due frazioni di riportarla in auge, per riconnettere le due comunità e rievocare un elemento storico.

A lanciare l’idea nel corso di una conferenza stampa dedicata, lo scorso mercoledì 7 ottobre, sono state la Pro Loco di Cave, guidata dal presidente Massimo Luciani, l’associazione Oratorio Sant’Antonio di Perticani, presieduta da Massimo Antonini, e il comitato “Variante Sud Senza Segreti”, per l’occasione rappresentato dal portavoce Luigi Casini. Quest’ultimo, durante l’incontro, ha specificato come “non siamo ancora sicuri di come e quando la passerella potrà essere riproposta, ma questo è il primo passo”.
L’obiettivo condiviso è quello di ricucire uno strappo geografico, ridando dignità all’ambiente fluviale e contrastando lo spopolamento dei centri interni. Ripristinare un varco ciclopedonale significa riallacciare il dialogo tra due sponde storicamente gemelle, trasformando il ricordo in una risorsa per la mobilità dolce e la qualità della vita di residenti e giovani.

Quella che allora fu un’opera d’ingegno popolare fece sì che gli abitanti potessero passare a piedi o in bicicletta oltre il fiume, per fare la spesa nelle botteghe dell’altra sponda, ma lì si incrociavano anche i ragazzi più giovani e i contadini impegnati nei turni d’irrigazione dei campi.
L’idea, lanciata come un sasso nello stagno all’opinione pubblica e agli amministratori, ha trovato attenzione nel dibattito cittadino. Per David Fantauzzi, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle presente alla conferenza, la proposta ha un valore strategico ma richiede una progettazione integrata.
“Quest’opera è sensata – ha detto durante l’incontro –, ma solo se la pensiamo in un quadro di mobilità più ampio. In questo modo potremo candidarla nell’ambito della prossima Agenda Urbana, così che la nuova passerella possa raccordarsi alla rete ciclabile urbana, magari completando le attuali discontinuità come quella di via Manin, dove la pista si interrompe bruscamente prima di ponte San Magno”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Maria Frigeri, consigliera di Patto X Foligno: “Sogno una città in cui la ciclabilità diventi dominante. Sulla scia della foto presentata oggi – ha spiegato –, sarebbe opportuno allestire una mostra fotografica per avvicinare la cittadinanza e i più giovani alla storia locale, costruendo consapevolezza attorno all’opera”.
Sostegno è arrivato anche da Francesco Bartoli, segretario della Consulta per la mobilità sostenibile, l’ambiente e la sicurezza stradale di Foligno, che ha sottolineato l’opportunità di “riesumare i vecchi sentieri frazionali in chiave moderna”. “L’opera – ha detto – si inserirebbe infatti in un disegno più vasto capace di connettere il parco del Topino con la grande ciclovia Spoleto-Assisi e la via Francigena, attraendo turismo verde e valorizzando le attività commerciali e le botteghe del circondario”.
Resta aperto, com’è naturale, il nodo cruciale relativo ai costi e al reperimento dei fondi necessari per un’infrastruttura moderna e sicura. Ma la volontà delle associazioni e del comitato di trovare la soluzione per un progetto concreto, di certo non manca.


















