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Maran, lavoratori pronti ad incrociare le braccia: “Che ne è stato del piano industriale?”

Pubblicato il 14 Dicembre 2017 12:40

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Quel rapporto di fiducia che si era creato con gli anni tra lavoratori e proprietà, è finito a quanto pare. Sì, perché i dipendenti della Maran, dopo mesi di attesa, non ci stanno più a vivere in un’azienda dove, a loro dire, vige la più totale incertezza. Non certo per quanto concerne le committenze che pare ci siano, ma dal punto di vista di un piano industriale promesso nove mesi fa ma mai presentato e per quanto concerne le spettanze che, da settembre a oggi, sono state versate a “tozzi e bocconi”. E dopo mesi in cui sono rimasti a guardare nella speranza che qualcosa cambiasse – e in cui nulla o poco più è successo – ora i dipendenti della Maran minacciano di scioperare il 18 e il 19 gennaio prossimi se almeno non verranno versati loro tutti gli arretrati. Dando in qualche modo ancora fiducia alla proprietà che pare abbia promesso di presentare il nuovo piano industriale nei primi giorni del nuovo anno. E il termine ultimo che i lavoratori, insieme ai tre sindacati di categoria della Cgil, Cisl e Uil, hanno dato per desistere dall’incrociare le braccia è il 15 gennaio. Giorno in cui ai dipendenti deve essere garantito il pagamento degli arretrati. E a gridarlo con forza sono stati proprio loro che, insieme alle sigle sindacali hanno organizzato un sit in fuori dai cancelli dell’azienda nella mattinata del 13 dicembre. IL RICORDO DI CARDARELLI – Un presidio che non poteva cominciare se non con il ricordo del sindaco Cardarelli, morto domenica scorsa per un malore improvviso, e che più di tutti si era speso in questi ultimi mesi per riuscire a trovare una soluzione alla vertenza Maran. “Sarebbe arrivato qui con la moto, per stare in mezzo a noi”, è stato il commosso ricordo di Vincenzo Sgalla, segretario regionale Cgil. “Dobbiamo andare avanti con la stessa determinazione che ha messo fino all’ultimo il nostro sindaco – sono state le parole della sua vice Maria Elena Bececco – nonostante il forte dolore, sarà uno stimolo per dare sempre di più”. I SINDACATI – “Il problema è di politica aziendale che non ha permesso di fronteggiare le difficoltà che avanzavano – sono state le parole di Paolo Pierantoni di Uilcom Uil  – capiamo che la proprietà attuale c’ha messo la volontà, ma la volontà è una cosa e la competenza è un’altra. La Maran è una risorsa intelligente che non bisogna disperdere”. “Maran è ancora in piedi, cerchiamo di farcela rimanere”, ha aggiunto Cristina Taborro di Filcams Cgil. Parole forti invece quelle di Ulderico Sbarra, segretario generale Cisl Umbria. “La situazione è molto complicata, anche perché l’azienda non è stata chiara – ha detto – ci sono dei territori in Umbria che più di altri possono definirsi ‘martire’, e Spoleto è uno di quelli. Il lavoro in questa città era importante e dobbiamo rivendicarlo con forza. E questa è una battaglia che bisogna fare tutti insieme, il sindacato, i lavoratori ma anche le istituzioni, locali e regionali”. Affermazioni condivise da Vincenzo Sgalla, segretario generale Cgil Umbria che ha sottolineato come l’unica strada “è quella di stare insieme – ha detto – per trovare un obiettivo da perseguire allargando la platea dei soggetti istituzionali che ci possono aiutare”. Senza contare poi che “non si capisce perché il tavolo attivato al Mise è stato chiuso così come, altrettanto, il fatto che gli ammortizzatori sociali siano stati attivati solo per 40 giorni e poi nulla più – sono state le parole di Simona Gola di Fisascat Cisl –. Noi siamo comunque disponibili al dialogo con la proprietà. Il problema è di tutta la città e non solo dei 350 dipendenti che, per di più sotto le festività natalizie, avranno difficoltà a pagare il mutuo o le bollette arretrate. Vorremo capire cosa si sta facendo, e qualcuno ci dovrà ricevere per rispondere”.

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