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Foligno, Usl2 e Fondazione Carifol insieme contro l’Alzheimer: riaperto il laboratorio cognitivo

Pubblicato il 11 Settembre 2018 11:30 - Modificato il 5 Settembre 2023 15:41

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Una sinergia volta all’inclusione. E’ quella messa in campo dalla Usl2 e dalla Fondazione Cassa di risparmio di Foligno, che ha permesso di riaprire un importante punto di riferimento per i pazienti malati di Alzheimer. Stiamo parlando del Laboratorio di stimolazione cognitiva, ovvero una struttura che utilizza tecniche e strategie capaci di migliorare percezione e memoria dei pazienti in cura. Situato all’ex Onpi di Sant’Eraclio, il laboratorio ospita dodici persone del territorio folignate e vede al lavoro personale specializzato in neuropsicologia. Dopo due anni di stop, è ripresa l’avventura di una realtà nata a Foligno nel 2011 grazie alla dottoressa Raffaella Cingolani, scomparsa prematuramente. “Questa giornata è dedicata a lei – afferma nel corso della presentazione il direttore della Usl2, Imolo Fiaschini -. Il laboratorio utilizza metodiche ‘gold standard’ ed il lavoro multi professionale viene affiancato dalle strumentazioni a disposizione”. Un ruolo determinante per la riapertura del centro lo ha giocato la Fondazione Carifol, che metterà a disposizione una borsa di studio e l’acquisto di nuovi macchinari: “L’obiettivo principale è quello dell’inclusione – sottolinea Gaudenzio Bartolini, numero uno di palazzo Cattani -. In una società che tende ad escludere, dobbiamo far sì che nessuno venga allontanato”. Ed effettivamente il lavoro svolto dal laboratorio di riabilitazione cognitiva è duplice. Mentre si agisce sul paziente, i medici includono nel programma di recupero anche i suoi familiari, grazie ai volontari di Ama Umbria della presidente Goretta Morini che si occupano del punto d’ascolto: “E’ importante rallentare la patologia – spiega la presidente -. In questo recupero è importante la collaborazione per tutti”. I positivissimi risultati del laboratorio sono appurati in tutto il mondo. Frequentandolo, i pazienti migliorano, mentre scompaiono i disturbi comportamentali. L’imperativo però è quello di non abbassare la guardia, anche perché l’Alzheimer è una malattia che non colpisce più solo gli anziani: “L’età delle persone interessate dalla patologia si è abbassata – dichiara Mariangela Maiotti, responsabile della neuropsicologia clinica -. E’ dimostrato che i trattamenti di recupero cognitivo sono alla pari se non meglio della somministrazione farmacologica”. Per il dottor Mauro Zampolini, direttore del dipartimento di riabilitazione, “è fondamentale il rapporto che i pazienti hanno con le famiglie. Dobbiamo educare i familiari – rimarca Zampolini – ad essere tolleranti. Inoltre, nel prevenire il decadimento cognitivo, è provato il ruolo importante che l’attività fisica riveste”. Ad esporre i numeri del Laboratorio folignate è la dottoressa Laura Spadoni. Il primo gruppo di pazienti ha un’età media di 66 anni, mentre è di 71 quella del secondo: “Nel processo di stimolazione – aggiunge Spadoni – familiari e pazienti entrano in una rete, in cui l’apporto dei primi è imprescindibile”. L’esigenza di fare squadra da parte di tutti gli attori in gioco è stata sottolineata anche dalla dottoressa Paola Menichelli, direttore del distretto di Foligno, presente alla conferenza stampa insieme al direttore dell’ospedale di Foligno, Franco Santocchia. LA MALATTIA – La Malattia di Alzheimer rappresenta oggi la forma più frequente di demenza nella popolazione non solo anziana, ma anche adulta (50- 60 anni), che comporta una progressiva ed ineluttabile perdita delle funzioni cognitive superiori, quali la memoria, il linguaggio la capacità di risoluzione di problemi con conseguente perdita dell’autonomia del paziente. Nonostante la ricerca scientifica abbia fatto grandi progressi nell’individuazione dei fattori patogenetici della malattia, della sua genetica, ad oggi non si dispone di un farmaco in grado di guarire la demenza di Alzheimer. Attualmente è possibile soltanto rallentarne l’evoluzione attraverso l’utilizzo di farmaci (anticolinesterasici, memantina) e strategie terapeutiche non farmacologiche tra le quali il laboratorio di stimolazione cognitiva ne rappresenta il “Gold – standard”.

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