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Pozzi inquinati a Foligno, Legambiente: “A che punto è la bonifica?”

Pubblicato il 2 Agosto 2021 12:31 - Modificato il 5 Settembre 2023 12:05

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Come procede la bonifica dei pozzi a Sterpete riguardante la presenza di cromo esavalente ed organo-clorurati nelle acque? A chiederselo è il circolo di Legambiente Foligno che, ricordando l’ordinanza 446 del 2020, ancora in vigore e relativa al divieto di attingimento, spiega come, di fatto, non si sappia nulla. Un’azione di bonifica che, come precisa l’associazione, doveva essere, in base al procedimento regionale già attivato, a carico di un’azienda folignate in qualità di soggetto responsabile dell’inquinamento da cromo esavalente. Il circolo guidato da Marco Novelli, dunque, esige chiarezza sulla vicenda, rispetto cui Legambiente, dal canto suo, dice di aver più volte fatto richiesta di accesso agli atti.

“Nessuno ci ha mai risposto – fanno però sapere dalla sezione cittadina – ad eccezione del Comune di Foligno che ci ha comunicato come il soggetto responsabile dell’inquinamento, piuttosto che occuparsi della bonifica, abbia presentato un documento di analisi del rischio”. Preoccupato dallo stato delle cose, e nel tentativo di ottenere azioni risolutive concrete a Sterpete, lunedì 2 agosto Legambiente ha effettuato un’ulteriore richiesta di accesso agli atti al servizio regionale competente, “nella speranza – spiegano – che arrivino stavolta delle risposte ai nostri ormai ripetuti appelli”.

Ferma restando l’ordinanza tuttora in vigore ed il divieto quindi di utilizzo dell’acqua dei pozzi a scopi irrigui fino a conclusione della bonifica, Legambiente si chiede chi, in un’estate così siccitosa come quella in corso, sia in grado di rispettare l’ordinanza stessa, considerata anche l’assenza di controlli. Il rischio da scongiurare, ribadiscono dall’associazione, è “la dispersione di un metallo cancerogeno nel terreno e, vista la presenza di diversi orti nella zona, anche nella catena alimentare”. “Non è possibile – attaccano dal circolo – che il problema del cromo esavalente non sia stato risolto e che si parli ancora di analisi di rischio, considerando poi – proseguono – che dal 2012 negli stessi pozzi si parla di inquinamento anche di organo-clorurati, senza che apparentemente sia stata mai trovata la sorgente e rispetto cui – concludono – non sono mai state attivate azioni di bonifica”.

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