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Pandemia, in Umbria RDt sotto l’1, ma aumenta l’impegno ospedaliero

Pubblicato il 24 Marzo 2022 15:30 - Modificato il 5 Settembre 2023 11:11

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La curva si stabilizza, ma aumenta l’impegno ospedaliero. È questa la situazione pandemica in Umbria nell’ultima settimana, come certificano i dati analizzati e illustrati dal Nucleo epidemiologico regionale. La curva epidemica, come pure la media mobile a 7 giorni in Umbria mostrano la tendenza alla stabilizzazione rispetto alle settimane precedenti. L’incidenza settimanale mobile per 100mila abitanti al 23 marzo è pari a 1.549. L’RDt sulle diagnosi calcolato per gli ultimi 14 giorni con media mobile a 7 giorni diminuisce attestandosi ad un valore di 0,98. L’andamento regionale dell’incidenza settimanale mobile per classi di età conferma tassi superiori alla media regionale per la popolazione tra 3 e 44 anni: in particolare la popolazione tra i 6 e 13 anni raggiunge incidenze superiori ai 2.500 casi per 100mila abitanti. Tutte le classi di età mostrano una tendenza alla stabilizzazione dei valori e tutti i Distretti sanitari hanno l’incidenza superiore a 1.000 casi per 100mila abitanti. Il Distretto dello Spoletino è sempre quello con i numeri più alti: 2.196 casi ogni 100mila abitanti, mentre a Foligno sono 1.781 ogni 100mila abitanti. Rispetto alla settimana precedente si osserva un leggero aumento nell’impegno ospedaliero regionale soprattutto a carico dell’area medica (al 23 marzo 203 ricoveri di cui 4 in terapia intensiva). Nella settimana tra il 14 e 20 marzo si registrano 15 decessi.

MONOCLONALI PRE COVID – L’assessore Luca Coletto ha inoltre reso noto che giovedì mattina è stato prescritto nella clinica di Malattie infettive dell’ospedale di Perugia, il primo trattamento con l’anticorpo monoclonale Evusheld per la profilassi pre-esposizione del Covid-19. Il farmaco è stato somministrato al Day hospital di Malattie infettive ai primi tre pazienti seguiti dal reparto di Ematologia. “Diversamente dagli altri trattamenti fino ad ora effettuati – ha spiegato la professoressa Daniela Francisci, direttore di Malattie infettive dell’ospedale di Perugia – la somministrazione di questo monoclonale è rivolta a persone che non hanno contratto l’infezione da Sars CoV-2, ma che presentano un rischio molto elevato di avere un decorso severo in caso di positività. Si tratta di pazienti con marcata compromissione della risposta immunitaria – ha proseguito – che stanno facendo terapie immunosoppressive e che non hanno sviluppato anticorpi nonostante la vaccinazione, o che, al contrario, non hanno potuto sottoporsi alla vaccinazione per motivi di salute”. Evusheld è l’associazione di due anticorpi monoclonali, il Tixagevimab e il Cilgavimab: “Sono entrambi diretti verso la proteina Spike di Sars-Cov-2, ma somministrati insieme funzionano ancora meglio per prevenire l’infezione – continua la professoressa Francisci – inoltre, hanno una protezione molto lunga, da sei mesi ad un anno e, a differenza degli altri trattamenti, non vengono iniettati per via endovenosa, ma per via intramuscolare”. La prescrizione di Evusheld è affidata ai centri autorizzati da ciascuna Regione ed è sottoposta a registro di monitoraggio Aifa, mentre la selezione dei pazienti è affidata ai medici di medicina generale ed ai centri specialistici di riferimento che li hanno in cura. “Questo tipo di monoclonale – conclude la professoressa – dovrebbe essere efficace per tutti i tipi di varianti, gli studi sono in corso”.

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