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Omicidio Postiglione, il 17enne ammette la colpevolezza

Il giovane è stato interrogato per la prima volta nella mattinata di martedì ed ha affidato a una lettera i propri pensieri. Restano dei dubbi sul movente

Pubblicato il 24 Dicembre 2024 15:11 - Modificato il 25 Dicembre 2024 12:11

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È in una lettera, scritta per l’occasione, che il 17enne accusato dell’omicidio di Salvatore Postiglione ha ammesso le proprie responsabilità. Interrogato per la prima volta dal giorno del suo fermo, il giovane ritenuto responsabile dell’assassinio avvenuto il 7 novembre scorso in via La Louviere, a Foligno, ha ammesso di aver ucciso il capomastro ricostruendo nel dettaglio quanto avvenuto. Dall’appostamento alla bottigliata in testa, passando per le oltre 50 coltellate inferte al 56enne con il quale aveva lavorato fino a qualche settimana prima. “Mi sentivo vessato” ha detto il 17enne, che a breve diventerà maggiorenne. Vessazioni che, stando a quanto raccontato dal ragazzo, addirittura in un caso avrebbero portato Postiglione a condurlo a casa sua per poi minacciarlo con una pistola. Questa dunque la spiegazione data dal 17enne, anche se lo stesso non avrebbe aggiunto motivazioni specifiche. Un racconto che ovviamente andrà approfondito e che dovrà trovare dei riscontri, dopo quello che è stato il primo interrogatorio condotto dal procuratore capo del Tribunale per i Minorenni di Perugia, Flaminio Monteleone e dal presidente del Tribunale, Grazia Mazzini. All’interrogatorio erano presenti anche i legali del 17enne, gli avvocati Ilario Taddei e Samuele Ferocino. Durante l’interrogatorio, il giovane ha anche fornito dettagli sul luogo dove avrebbe abbandonato il coltello da cucina usato per uccidere Postiglione: sin qui l’arma del delitto non è ancora stata trovata. Il ragazzo al momento si trova nel carcere minorile di Firenze, dove vi rimarrà.

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