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Infiltrazioni al consultorio Subasio, non si ferma il sit in di protesta

La protesta portata avanti dall’associazione Donne Arci di Foligno prosegue per chiedere risposte concrete all’amministrazione e all’Usl Umbria 2: “Prosegue il rimpallo di responsabilità”. Organizzata anche una raccolta firme per una nuova sede

Pubblicato il 8 Aprile 2026 17:50

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“Prosegue il rimpallo di responsabilità e il sit in non si ferma”. A farlo sapere l’associazione Donne Arci Subasio di Foligno, in riferimento alla risposta a mezzo stampa da parte della Usl Umbria 2 arrivata a seguito del presidio di protesta che da giorni viene portato avanti davanti alla sede del consultorio cittadino. Spazio da mesi utilizzato al minimo delle potenzialità a causa della presenza di infiltrazioni di acqua che hanno causato danni tali “da dimezzare non solo gli spazi – fanno sapere dall’associazione –, ridotti da otto ambulatori a quattro”, ma anche diminuendo la capacità del “servizio al pubblico di questa struttura nevralgica nella sanità pubblica cittadina”, penalizzando in particolare “donne e giovani”.

In risposta al sit in l’azienda sanitaria locale aveva fatto sapere di aver sollecitato più volte l’amministrazione condominiale, “responsabile della ordinaria e straordinaria manutenzione delle parti comuni dello stabile”. “In caso di inerzia – era detto nella nota della Usl Umbria 2 – l’azienda interverrà nelle sedi competenti per tutelare l’interessa della collettività potendosi ipotizzare interruzione di pubblico servizio e danno di immagine all’azienda stessa. Nel frattempo – avevano concluso – l’erogazione dei servizi è garantita anche avvalendosi di altre sedi dislocate nella città di Foligno”.

“Insomma – intervengono dall’associazione cittadina –, le lettere, anzi i comunicati stampa fioccano”. Nel frattempo, i lavori al consultorio proseguono “ma da quello che sappiamo – sottolineano –, oltreché in ritardo, non saranno risolutivi”. A destare stupore tra le rappresentanti dell’associazione anche il fatto di non aver ricevuto risposta dal Comune di Foligno, “né dall’azienda sanitaria locale all’invio di Pec. Ma non è questo un altro diritto violato? Crediamo che una risposta sia dovuta. Addirittura – incalzano – veniamo nominate nella nota stampa diffusa da Usl Umbria 2 come ‘alcune associazioni’. E dire che la posta certificata è arrivata dalle Donne Arci Subasio”.

Tutte ragioni alla luce delle quali l’associazione informa di proseguire con il sit in che “non si ferma”, ma anche con la petizione, volta a raccogliere firme per chiedere “una soluzione alternativa idonea”. Iniziative che hanno riscontrato “partecipazione da cittadine e cittadini per rimarcare il diritto alla salute oggi minato dalla precarietà della struttura e dei servizi in quello che dovrebbe essere uno spazio di cura, accoglienza libertà, ove operare in condizioni adeguate, garantendo privacy, sicurezza e professionalità”.

Nello specifico la petizione si articola in quattro punti. Innanzitutto, viene richiesto l’avvio immediato di una procedura pubblica per individuare una nuova sede per il consultorio a Foligno che sia “facilmente raggiungibile, conforme alle normative sanitarie e priva di barriere architettoniche e sensopercettive”. Volontà espressa dall’associazione anche quella di coinvolgere le associazioni del territorio, “in particolare quelle femminili e sociali, nella definizione della nuova sede”, oltre la garanzia di “continuità operativa e trasparenza durante la fase di transizione”. Ad essere richiesto, poi, il “rafforzamento del ruolo del consultorio come presidio territoriale strategico per la salute pubblica”.

Ad esprimere preoccupazione per la situazione del consultorio anche Carla Caponecchi che per 25 anni ha ricoperto il ruolo di dirigente ostetrica sia per l’ospedale cittadino che per il consultorio. “I nostri servizi – afferma – erano un fiore all’occhiello della sanità pubblica. Siamo state molto attive e innovative, con servizi ben funzionanti”. Struttura all’interno della quale operavano ginecologhe, ostetriche, psicologhe e assistenti sanitarie. “Oggi – prosegue Caponecchi –, con gli spazi allagati, le funzioni sono non solo ridotte ma anche dislocate in varie realtà, bisogna andare in altri Comuni. Al tempo – sottolinea poi – mi preoccupavo di mantenere gli standard previsti dalla legge, sia strutturali, sia di organico. Questi standard sono saltati nel quasi disinteresse di chi dovrebbe tutelarli. Per questo sono qui a dare una mano. Il consultorio è un luogo prezioso da tutelare”.

L’invito dell’associazione Donne Arci Subasio è quindi quello a firmare la petizione: “Chi vorrà ci troverà di fronte al consultorio Subasio tutte le mattine dalle 11 alle 13 – conclude Sara Tiberi, a guida dell’associazione cittadina –. Dalle 17 in poi saremo invece al Circolo Arci Subasio in via Orfini 14. Vi aspettiamo e soprattutto ringraziamo quanti si sono già uniti a noi. Un’onda di solidarietà per una struttura che vuol dire prevenzione, informazione, inclusione e salute, anche per le fasce più deboli”.

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