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Al Nuovo Cinema Vittoria voci distorte e palco vuoto per interrogare la città sugli spazi culturali

Lo scorso sabato (20 giugno) i locali al numero 85 di corso Cavour sono stati abitati da un’installazione, realizzata nell’ambito del Dancity. Un loop durato tre ore in attesa di uno spettacolo mai iniziato

Pubblicato il 23 Giugno 2026 14:52 - Modificato il 12 Agosto 2026 08:38

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“Uno spazio vuoto e privo di identità”. “Cosa intende il Comune per gestione diretta?”. “Una visione aperta e partecipata della cultura”. “Un disastro annunciato”. “Una nuova stagione culturale per Foligno”. Queste sono solo alcune delle frasi che nel pomeriggio dello scorso sabato (20 giugno) hanno risuonato negli spazi del “Nuovo Cinema Vittoria” (Ex Zut) in occasione di “Permanent Opening”, organizzata nell’ambito del Dancity.

Un’installazione a cura del collettivo Afterwork Society, realizzata con l’obiettivo di coinvolgere e far interrogare i cittadini rispetto ad alcune questioni cruciali sull’utilizzo degli spazi in città. Centro dell’allestimento una domanda fondamentale: uno spazio torna vivo semplicemente perché viene aperto, o perché qualcuno decide di abitarlo e attraversarlo?

Chi nel pomeriggio di sabato ha varcato la soglia del Nuovo Cinema Vittoria si è trovato davanti a un palco vuoto, arricchito solo da alcuni strumenti al centro della scena, ma senza nessun artista. Le frasi che hanno risuonato all’interno dello spazio non sono state scelte a caso, come spiegato dal sound designer Andrea Codini (in arte Crömic). A riempire la sala del Cinema Vittoria, sono state infatti dichiarazioni della maggioranza e dell’opposizione politica folignate fatte a partire da gennaio del 2025, quando cioè la questione relativa alla gestione degli spazi, che un tempo ospitavano lo Zut, è arrivata al centro del dibattito cittadino.

“Le frasi sono state riadattate con l’intelligenza artificiale – ha spiegato Codini –. A livello di sound design abbiamo cercato di inserire la politica con delle voci distorte e distopiche proprio per creare un senso di stallo, come se stesse per iniziare qualcosa che in realtà non inizierà mai”.

Tra le frasi ripetute dalla voce meccanica, infatti, anche alcune che invitavano il pubblico a prendere posto in attesa di una performance, magari proprio inerente al Dancity, come: “Mettetevi comodi, lo spettacolo sta per iniziare”, pronunciata con l’intento di far rimanere i presenti in attesa di un’esibizione che in realtà non è mai iniziata.

“C’è stato un processo, soprattutto a livello tecnico – ha sottolineato il sound designer – di utilizzo di low bass che sono rimasti sempre costanti proprio per mantenere una situazione di ‘limbo’, senza nessuna esplosione vera e propria. Un loop distopico costante – ha concluso – andato avanti per le tre ore dell’installazione”.

Fatima Tomassini
Fatima Tomassini
Giornalista pubblicista

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