Portare ad uno i 4 sub ambiti territoriali, cambiare il paradigma nella gestione dei rifiuti, alzare il livello di raccolta differenziata all’80% entro il 2030 e porre la circolarità integrale come proprietà strategica regionale al 2050. Questi sono solo alcuni degli obiettivi presenti nel nuovo disegno di legge adottato dalla Regione Umbria sulle “Norme a sostegno della transizione ecologica della gestione integrata dei rifiuti, dell’economia circolare e della bonifica delle aree inquinate”.
Tra i punti del provvedimento che più interessano il territorio di Foligno, gestito dalla Valle Umbra Servizi, il raggruppamento in un unico ambito territoriale dei 4 sub ambiti che sarà amministrato da un unico soggetto, come fanno sapere dalla Regione Umbria, individuato da Auri, che dovrà definirne la natura giuridica e societaria, “prescelta come la più idonea come tra la gestione in house, la società mista pubblico-privata o la concessione tramite gara pubblica”.
Una gara, come anticipato dal sindaco di Spoleto e presidente di Auri Andrea Sisti sulle colonne della Gazzetta di Foligno del 21 giugno scorso, a cui potrà partecipare anche Valle Umbra Servizi. “Ciò significa che la società nel 2027 – aveva dichiarato – potrà presentarsi anche in sinergia con altri soggetti e avere così gli strumenti per vincere la gara, o quantomeno per essere competitiva”.
Tornando al disegno di legge regionale, la presidente Stefania Proietti ha sottolineato la volontà di portare avanti un “vero e proprio cambio di paradigma nella gestione dei rifiuti in Umbria, dandoci il traguardo al 2030 per dimezzare il conferimento in discarica, con riduzione progressiva fino al limite del 10% entro il 2035, per alzare il livello di raccolta differenziata all’80% – ha proseguito – entro il 2030 e all’85% entro il 2035, concentrandoci sulla prevenzione dello scarto e garantendo che nessun nuovo inceneritore verrà costruito”.
Un progetto che si fonda sull’economia circolare “e su benefici concreti, anche dal punto di vista economico per cittadini e territori”. L’obiettivo dichiarato è quello di “fare dell’Umbria una regione capace di ridurre i rifiuti alla fonte – ha aggiunto la presidente –, trasformare ciò che oggi è scarto in risorsa e costruire un sistema omogeneo, giusto e sostenibile per tutti i comuni, con effetti positivi anche sulla Tari”.
Punto cruciale della riforma, infatti, la prevenzione dello scarto con 5 macroaree di azione: la riduzione dello spreco alimentare, la riduzione degli imballaggi, la riduzione dei prodotti monouso, il prolungamento della vita dei beni e l’incentivazione alla riduzione dei rifiuti extra-domestici. Prevista, inoltre l’introduzione del criterio del Residual waste cap (Rwc), volto a monitorare la riduzione del rifiuto urbano residuo (Rur).
Ulteriore elemento portante del provvedimento l’introduzione della tariffazione “puntuale obbligatoria” per tutti i comuni, basata sul principio “chi inquina paga”, affinché la tariffa sia proporzionale alla reale produzione di rifiuti indifferenziati. Istituito anche il Fondo regionale per l’economia circolare, alimentato anche dalla nuova “ecotassa” sul deposito in discarica e da contributi ambientali.
Risorse, sottolineano dalla Regione, che serviranno a finanziare interventi di bonifica, potenziamento impiantistico e indennità di disagio ambientale per i comuni sede di impianti. Il Titolo III del disegno di legge, infatti, è interamente dedicato alla bonifica e al ripristino ambientale dei siti contaminati. Viene istituito il Sisc (Sistema informativo geografico siti contaminati), un’anagrafe digitale interoperabile per la gestione dei procedimenti di bonifica, e previsto il nuovo Piano Regionale di Bonifica (Prebo).
“Con questa riforma – ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente e all’Energia Thomas De Luca – l’Umbria sceglie con decisione la strada della sostenibilità, recependo i principi del Green Deal europeo e del Do No Significant Harm (Dnsh). La strategia regionale – ha proseguito – punta sul miglioramento della qualità della raccolta, con una riduzione del rifiuto indifferenziato, dandosi l’obiettivo di scendere a soli 100 kg per abitante all’anno entro il 2030”, puntando anche “sul recupero di materia e su una gestione unitaria capace di premiare chi differenzia di più, accompagnando il sistema verso una transizione industriale più sostenibile, per fare dell’Umbria un’eccellenza europea nella gestione dei rifiuti e nella bonifica dei siti inquinati”.
“Le imprese umbre saranno protagoniste della transizione – ha aggiunto De Luca – trasformando i sottoprodotti in opportunità economiche e riducendo la dipendenza dalle materie prime”. Tra le novità, infatti, anche l’istituzione delle comunità dell’economia circolare: aggregazioni di unità produttive, industriali e sociali che opereranno in sinergia attraverso “Patti per lo sviluppo” per implementare dinamiche di simbiosi industriale e ridurre l’impatto ambientale complessivo.
Dopo il percorso di partecipazione pubblico “fondamentale nella stesura del testo, istituiremo la Consulta regionale per la transizione ecologica, aperta ad associazioni, sindacati e comitati territoriali, per garantire – ha concludo De Luca – la massima partecipazione dei cittadini”.


















