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Precari del terremoto senza più contratto. La Cgil: “Si attivi l’accordo di programma”

Pubblicato il 22 Maggio 2016 10:02 - Modificato il 5 Settembre 2023 20:21

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Torna all’attacco la Cgil e lo fa in merito alla questione dei precari del terremoto ’97. Il sindacato chiede risposte concrete per i 32 lavoratori, definiti i “precari del secolo scorso”. Si trattano di tutte quelle persone assunte dopo il sisma di quasi venti anni fa in Umbria e che hanno lavorato per anni nella pubblica amministrazione per le pratiche di ricostruzione. Tutti dipendenti che hanno visto scadere il loro contratto a marzo e che attualmente sono entrati in disoccupazione, “perdendo – spiegano dal sindacato – una quota importante del proprio reddito e con una prospettiva garantita di alcuni mesi al massimo”. “Su nostra richiesta nei mesi scorsi si è avviato un tavolo con la Regione, i Comuni interessati (Nocera Umbra, Valtopina, Vallo di Nera e Monte Santa Maria Tiberina) e l’Anci, per trovare una soluzione strutturale a questa annosa vicenda – spiega Ivo Ceccarini, della Fp Cgil di Perugia – ma a due mesi di distanza non vediamo ancora concretizzarsi soluzioni credibili per i 32 precari”. Sulla vicenda interviene anche il segretario generale della Cgil di Perugia: “È indispensabile che i Comuni direttamente interessati facciano fino in fondo la loro parte – afferma Filippo Ciavaglia – e che si dia attuazione allo strumento dell’accordo di programma tra gli enti locali, come previsto dalla legge regionale 2/2003, che può consentire di trovare spazi per la stabilizzazione di questi lavoratori”. La Cgil chiede inoltre, anche attraverso il coinvolgimento delle sue strutture nazionali, che “il governo centrale intervenga a livello normativo per rimuovere gli ostacoli attualmente esistenti alla soluzione di questa annosa e ormai inaccettabile vicenda”. “Nel caso in cui non arrivassero le risposte necessarie in tempi rapidi – concludono Ciavaglia e Ceccarini – la Cgil, insieme ai lavoratori interessati, è pronta a mettere in campo nuove iniziative di mobilitazione e di lotta per evidenziare, anche di fronte all’opinione pubblica, la necessità di trovare una giusta soluzione per queste 32 famiglie del nostro territorio”.

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