I numeri del turismo nel secondo trimestre 2026 fotografano una Foligno che cresce, ma che nasconde una fragilità strutturale difficile da ignorare. Secondo i dati della Regione Umbria, il comprensorio Foligno-Nocera si conferma quarta forza turistica regionale per arrivi, a pari merito con l’Orvietano, dopo Assisi, Perugia e Trasimeno, perdendo una posizione rispetto al trimestre precedente.
Il comune di Foligno ha registrato nel secondo trimestre 35.323 arrivi di italiani e 6.093 stranieri, per un totale di 41.416 arrivi e 85.273 presenze, con una permanenza media di 2,06 giorni. Rispetto allo stesso periodo del 2025, gli arrivi di italiani sono cresciuti del 10,4% e quelli di stranieri del 3,2%. Un segno positivo, che tuttavia nasconde un’ombra: la permanenza media degli italiani è calata del 6,3%, in controtendenza rispetto a molti altri territori.
È qui che entra in gioco la variabile che Marco Baldassarri, presidente di Federalberghi Foligno, considera decisiva. “Se non ci fosse la caserma ‘Gonzaga’ – ha detto –, i dati relativi alle presenze e agli arrivi di italiani sarebbero molti di meno”.
Il riferimento è al Centro di selezione e reclutamento nazionale dell’Esercito (CSRNE), che ogni anno accoglie circa 50mila ragazzi per le selezioni, molti dei quali soggiornano a Foligno insieme ai loro accompagnatori. Si tratta di una cifra importante, che pesa in modo determinante sul totale degli arrivi di italiani in città.
“Se togliessimo questo flusso a Foligno scenderemmo sotto al livello di Orvieto – sintetizza Baldassarri –, dove il turismo è quasi tutto composto da persone che scelgono la destinazione non vincolati dalla partecipazione ad un concorso, nonostante la capacità ricettiva del comprensorio sia inferiore a quella folignate”.
Il dato sugli stranieri aggrava il quadro. Foligno ha registrato appena 6.093 arrivi internazionali nel trimestre, contro i quasi 29mila di Orvieto e i 49.774 di Perugia. Una distanza abissale che riflette una scarsa penetrazione sui mercati turistici internazionali. La permanenza media degli stranieri si attesta a 2,78 giorni, in linea con alcune realtà assisane, ma il volume assoluto è troppo basso per incidere in modo significativo.
Sul fronte della permanenza, il dato folignate racconta di una città percepita prevalentemente come tappa di passaggio: 1,93 giorni di media per gli italiani, 2,78 per gli stranieri, per una media complessiva di 2,06.
Un profilo che Baldassarri legge come una conferma della vocazione — o del limite — attuale della città. “La gente vede Foligno come una tappa. Dovremmo spingere per venderla meno come passaggio e più come baricentro per l’Umbria. Siamo privilegiati dagli ottimi collegamenti con le Marche e con il Lazio, è necessario puntarci e pensare come se fossimo davvero ‘il centro del mondo’”.
“La logica – ha aggiunto –, dovrebbe essere quella che i turisti possano venire a Foligno e usarla come base per visitare l’Umbria, per andare a Roma, o per andare al mare nelle Marche. Dobbiamo migliorare questo, non pensare troppo a fare l’evento ‘in casa, che spesso e volentieri non ha nulla di turistico nel suo concetto più ampio’”.
Un cambio di paradigma che richiederebbe un lavoro coordinato tra amministrazione, operatori e strutture ricettive, con una comunicazione turistica orientata verso i mercati nazionali e internazionali. “Il problema è la capacità attrattiva della nostra destinazione – ha chiuso Baldassarri –, c’è da riflettere sul fatto che siamo il quarto territorio regionale, ma una fetta importante degli arrivi italiani, deriva dalle attività concorsuali e dobbiamo dare merito a chi crede in Foligno.


















