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Foligno, senti Sgarbi: “La Quintana è comunista”

Pubblicato il 1 Giugno 2016 18:27 - Modificato il 5 Settembre 2023 20:15

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La Quintana inizia col botto. E’ stato Vittorio Sgarbi ad aprire ufficialmente la Sfida di giugno, con una conferenza dove il noto critico d’arte ha spaziato in lungo e in largo. Ha parlato molto di palii ed arte e poco di Quintana, ma lo ha fatto con il suo dinamismo e la sua schiettezza, in una conferenza che ha comunque affascinato. Gli è bastato poco, semplicemente sfogliare il libro “Palii ed immagini”, per dare dimostrazione della sua grande conoscenza degli artisti che negli anni hanno dipinto gli oggetti del desiderio dei popolani di tutti i rioni. L’apertura è stata subito elettrizzante: “La Quintana è un’invenzione comunista, nel senso che è stata riportata in auge nel 1946, ovvero dopo la dittatura – ha affermato Sgarbi –. Un periodo di rinnovamento della vita politica e democratica: è per questo che anche questa manifestazione lo è”. Poi è passato al suo legame “conflittuale” con alcuni personaggi di Foligno. Dall’ex sindaco, con il quale discusse per la biblioteca di piazza del Grano, definito “Salari piangente” e con l’avvocato nonché critico d’arte Italo Tomassoni: “Mi ha già querelato”. Ma Sgarbi non ci è andato leggero anche con la stessa biblioteca “aspettiamo l’Isis” ha affermato e con il cubo di Fuksas, definito un “gabinetto (con parole meno garbate ndr) di cemento armato”. Poi però ha elogiato il folignate Nicolò di Liberatore detto l’Alunno, descrivendolo come “uno dei più grandi pittori del Rinascimento” e ha speso parole gratificanti anche per palazzo Trinci. Da Vittorio Sgarbi anche un suggerimento: “Consiglierei all’artista che dipingerà il prossimo palio di metterci San Sebastiano, che rappresenta benissimo la figura del cavaliere”. Il critico ha anche rivendicato con forza il ruolo della Quintana a Foligno, una manifestazione che, al contrario di realtà come Roma, Bologna e Padova, “magari negli scorsi secoli non era conosciuta, ma che è tornata con forza nell’attualità”. Coinvolgente la descrizione che ha fatto dei palii, suddivisi in due “epoche”. In primis, quelli dal 1946 al 1981, dove gli artisti si sono limitati a riportare gli araldi e i simboli della rievocazione. “Poi però – ha sottolineato – c’è stata una trasformazione. L’autore è diventato il protagonista e ci ha messo del suo, riportando nelle opere i tratti caratteristici della propria arte”. Nel pomeriggio con Sgarbi, spazio anche ad un contrattempo che farà sicuramente piacere allo storico cavaliere quintanaro Paolo Margasini. Il noto critico d’arte, ha infatti descritto un palio confondendo il nome dell’artista con quello del fantino: “Non lo conosco, credo sia delle vostre parti”. Infine, un monito: “Il futuro di Foligno è nella sua storia”.

Vittorio Sgarbi a palazzo Trinci (foto Alessio Vissani)

 

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