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Le sagre in Umbria valgono 40 milioni: “Ma quest’anno saranno solo il 20%”

Pubblicato il 7 Luglio 2020 16:04 - Modificato il 5 Settembre 2023 13:35

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Un giro d’affari da quaranta milioni. E’ quanto, ogni anno, riescono a muovere le sagre in Umbria. Una realtà che rischia però di essere spazzata via dal Coronavirus. Se infatti ci sono già le linee guida da parte della Conferenza delle Regioni per permettere la realizzazione di queste feste, dall’altra la Regione Umbria ancora non si è dotata di una specifica ordinanza per dare il via libera ufficiale. Stando a Fipe Confcommercio un accordo di massima già c’è e prevedrebbe l’avvio per il prossimo 15 luglio. Tra le decisioni che dovrebbero essere adottate, la durata massima di quattro giorni e l’applicazione di rigidi protocolli, soprattutto per quanto riguarda la ristorazione. In attesa che da palazzo Donini arrivi un atto ufficiale, rimane alta la tensione tra rappresentanti dei ristoratori e pro loco. “Ammesso e non concesso che le sagre rovinino gli affari dei ristoranti – spiega Francesco Fiorelli, presidente regionale Unpli -, c’è da dire che senza di esse i commercianti locali subiscono sicuramente delle penalizzazioni”. I dati di Unpli Umbria (l’unione delle pro loco) parlano di un afflusso alle sagre in regione di quasi 930mila persone, con una spesa generata nel 2018 pari a 13 milioni di euro e un effetto, tra diretto e indiretto, che vale 40 milioni di euro. “Quest’anno però – precisa Fiorelli – rischiamo di vedere non più del 20 o 25% delle sagre. Forse qualcuno si organizzerà con format diversi scaglionati nel fine settimana, ma nessuno pensi di abolire cinquanta anni di storia e far morire oltre 200 pro loco sparse per tutta la regione”. Tra le “vittime” eccellenti dell’estate post Coronavirus ci sono anche delle importanti sagre del folignate. Tra queste quella dedicata alla rocciata, che si svolge nella frazione di San Giovanni Profiamma: “Ancora siamo in attesa della delibera – spiega il presidente, Claudio Monarca -, ma in questa maniera si rischia di far chiudere le sagre. Fortunatamente la nostra realtà non ha problemi economici, ma penso a tutte quelle situazioni in cui, attraverso le sagre, arriva un sostegno alle associazioni sportive del paese. Senza dimenticare quelle pro loco che magari hanno un mutuo da pagare per investimenti fatti. Speriamo di tornare nel 2021”.

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