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Desertificazione bancaria, anche Colfiorito perde pezzi

Per la First Cisl l'addio al servizio cassa è dell'anticamera della definitiva chiusura per lo sportello della frazione folignate. La scomparsa delle filiali non sembra arrestarsi su tutto il territorio umbro

Pubblicato il 31 Marzo 2025 14:38 - Modificato il 1 Aprile 2025 14:24

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Gli abitanti di Colfiorito rimarranno presto senza il servizio di cassa fino ad ora offerto dalla filiale di Intesa Sanpaolo. A partire dalla fine di aprile, infatti, dell’istituto di credito nella frazione folignate al confine tra Umbria e Marche rimarrà solo il punto consulenza. Per la First Cisl, la Federazione italiana reti dei servizi del terziario, si tratta “dell’anticamera della chiusura”. “Dopo aver ridotto l’orario – spiega Claudio Cecconi, membro della segreteria First Cisl e coordinatore Rsa di Intesa Sanpaolo dell’Umbria – ora il servizio di cassa verrà tolto definitivamente, come annunciato recentemente. La preoccupazione è che il passo successivo sia la chiusura definitiva della filiale, come già avvenuto in altre realtà”. Una preoccupazione che riguarda Colfiorito, sì, ma anche Cannara e Montefranco. Anche lì, infatti, è prevista da fine aprile l’apertura del solo punto di consulenza.

Ma la desertificazione bancaria non si ferma qui. Segnalata, infatti, la chiusura con successivo accorpamento anche di altre filiali a partire dal prossimo mese di giugno. Il riferimento è, in questo caso, ai comuni di Campello sul Clitunno, Cascia, Magione, Marsciano, Massa Martana e anche Bevagna. In quest’ultimo caso sia i clienti che i dipendenti della filiale della città delle Gaite da giugno saranno assorbiti da quella di Montefalco. Anno dopo anno, spiegano dalla Cisl, stiamo assistendo alla continua chiusura di sportelli bancari, soprattutto in quelle realtà locali medi piccole, in cui storicamente la “banca” ha rappresentato il punto di riferimento per il credito a privati e aziende, oltre ad essere la sede deputata per una sana gestione dei risparmi e degli investimenti. Dati alla mano, in Umbria, negli ultimi 10 anni – così come ricapitolato dal sindacato – gli sportelli operativi sono passati da 138 a 44. Meno sportelli e, dunque, anche meno addetti. A resistere, come sottolineato dalla First Cisl, le Bcc “che provano meritoriamente a crescere in sportelli e numero di dipendenti”.

“Come First Cisl dell’Umbria – commenta Claudio Cecconi – non finiremo mai di deplorare tale deriva da parte del principale istituto bancaria d’Italia, che in nome di una crescita senza fine dei ricavi, lascia indietro territori e cittadini, soprattutto per quelle fasce di popolazione che hanno obiettive difficoltà nell’utilizzo dei sistemi informatici e che hanno ancora bisogno di quel ‘contatto fisico di relazione’ che è stato da sempre il motore guida e la fortuna delle nostre realtà bancarie, e nel contempo preconizzano un futuro in cui le prospettive di lavoro, e di reddito adeguato, per i giovani si riducono in maniera assai preoccupante”. 

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