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Coppia di umbri bloccata in Thailandia: “Compagnia aerea sparita e prezzi folli per rientrare”

Volo cancellato per i due ragazzi in vacanza dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran. “Il costo minimo dei biglietti si aggira intorno ai 2mila euro. Per tornare a casa dovremmo affrontare 50 ore di viaggio con scalo in quattro o cinque aeroporti”

Pubblicato il 7 Marzo 2026 11:52

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“La compagnia aerea è sparita e dall’ambasciata italiana a Bangkok ci è stato detto che loro al momento non possono fare nulla”. È la situazione in cui si trovano due giovani ragazzi umbri, folignate lui e bevanate lei, arrivati in Thailandia nelle scorse settimane per un periodo di soggiorno all’estero. Un’esperienza dall’altra parte del mondo che da vacanza spensierata si sta trasformando in molto più che una disavventura.

“Il rientro era in programma per il 1° marzo – raccontano –, ma dal momento che avremmo volato proprio sullo stato del Bahrein, il viaggio è stato cancellato più o meno 15 ore prima della partenza”. Una situazione simile a quella di tanti altri italiani, e non solo, che si trovano bloccati all’estero dopo l’inizio degli attacchi da parte di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, del 28 febbraio scorso. Un conflitto che ha coinvolto anche i Paesi del Golfo Persico, bombardati dall’Iran, a causa della presenza di basi americane.

“All’ambasciata – proseguono – ci hanno detto di chiedere aiuto ad amici e parenti per cercare di tornare in Italia. I voli che abbiamo trovato, però, costano minimo 2mila euro e il primo sarebbe tra 10 giorni. Si tratterebbe, quindi, di sostenere ulteriori spese aggiuntive”.

Gli orari dell’Ambasciata italiana a Bangkok

Complicati per i due giovani umbri i contatti sia con la compagnia aerea che, essendo proprio quella di bandiera del Bahrein, risulta irreperibile, ma anche con l’ambasciata italiana a Bangkok. “Quando siamo andati per la prima volta all’ambasciata – raccontano –, c’erano decine di italiani che aspettavano, ma non si è presentato nessuno. Dopo un po’ di tempo, si è presentata una signora thailandese, che non parlava neppure inglese, con in mano un foglio con la scritta ‘holiday’ per farci capire che, essendo un giorno festivo, non c’era nessuno”.

Effettivamente, spiegano i giovani, si trattava di una festa nazionale thailandese. “Non capiamo come ci si possa comportare così – intervengono –, sapendo che ci sono decine e decine di persone che aspettano di tornare a casa, tra cui famiglie con bambini”.

Il primo vero contatto con l’ambasciata è avvenuto il giorno seguente. “Ci hanno detto di provare a tornare in Italia. Al contrario, un nostro conoscente che lavora alla Farnesina, ci ha invece raccomandato di restare in Thailandia e di iscriverci, nel frattempo, al portale viaggiaresicuri”.

Nel caso in cui i ragazzi decidessero di acquistare un volo di ritorno, dovrebbero affrontare  viaggi di oltre 50 ore con tre compagnie aeree diverse. Per evitare i paesi del Golfo Persico, inoltre, dovrebbero fare “viaggi di due giorni – dicono – con scali in quattro o cinque aeroporti”.

“Fortunatamente alla fine – sottolineano – non siamo partiti, altrimenti ci saremmo trovati in Bahrein nel pieno dei bombardamenti. Per il momento rimarremo qui, abbiamo prolungato la permanenza fino al prossimo lunedì e siamo in contatto sia con un’agenzia di viaggi che ci sta aiutando a cercare dei biglietti sia con il nostro conoscente alla Farnesina. Qui siamo tranquilli – proseguono –, anche perché ci rendiamo conto che ci sono situazioni ben più compromesse e che hanno urgenze diverse dalle nostre”.

Trascorso il fine settimana, dunque, i ragazzi si rimetteranno in moto per trovare delle soluzioni per tornare: “Stiamo valutando l’acquisto di biglietti per una cifra di circa 2mila euro, anche perché, lavorativamente parlando, non possiamo fermarci qui troppo a lungo, diventerebbe un problema. Dobbiamo valutare tutti i pro e i contro”.

Una situazione, quella vissuta dalla coppia umbra, che – come detto – accomuna tantissimi italiani. “Abbiamo incontrato almeno un centinaio di connazionali – raccontano – con situazioni anche complesse: ci sono famiglie con bambini, anziani con farmaci salvavita che non hanno prescrizioni. Il massimo che hanno fatto all’ambasciata – concludono – è stato darci un foglio con un’autodichiarazione per attestare che siamo bloccati qui per cause di forza maggiore”.

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