È con l’ingresso in piazza della Repubblica della Filarmonica di Belfiore che a Foligno ha avuto inizio l’ultimo atto delle celebrazioni per la Festa della Liberazione. Il 25 aprile folignate, infatti, si era aperto alle 9 con la deposizione di una corona d’alloro al Sacrario di Cancelli. Poi, la visita alla cappella votiva del santuario della Madonna del Pianto dove si trova la stele dei caduti di tutte le guerre e dei mutilati e invalidi di guerra di Foligno e del comprensorio; e quella al cimitero di guerra di Rivotorto ad Assisi. Tappe che hanno anticipato l’arrivo nella piazza principale della città.
È lì, all’ombra del Torrino, che si è tenuto il consueto cerimoniale che ha visto schierate le istituzioni civili e militari e le associazioni combattentistiche e d’arma. Ad aprirlo la resa degli onori al Gonfalone della città di Foligno, insignito della medaglia d’argento al valore civile; seguita dalla deposizione di due corone d’alloro – davanti alla cattedrale di San Feliciano e sotto il palazzo comunale – come omaggio ai caduti di tutte le guerre e nelle missioni di pace.
È stata quindi la volta degli interventi istituzionali, a cominciare da quello del presidente del consiglio comunale, Giuseppe Galligari, che ha parlato di “un giorno meraviglioso, bellissimo”. “Liberandosi dal nazifascismo, l’Italia si è liberata di un fardello insostenibile, che ha rischiato di minare le basi del nostro Paese” ha dichiarato, ricordando il sacrificio delle tante donne e dei tanti uomini che hanno preso parte alla Resistenza. “Resistenza – ha sottolineato – che è stata alla base della nostra Carta Costituzionale”.
Dal presidente Galligari è quindi arrivato un “particolare grazie a tutti i partigiani che hanno contribuito in maniera determinante per la sconfitta del nazifascismo”. Da quello spaccato della nostra storia, come dichiarato dal presidente del consiglio comunale, “è nata un’Italia nuova, basata sulla pace, che dal giorno della Liberazione ha cercato la luce piuttosto che le tenebre”. Da lì, dunque, un invito all’unità e la camminare tutti insieme “nella direzione giusta, in linea con la Carta Costituente”.
Infine, un appello a tramandare alle giovani generazioni “il ricordo di quello che è avvenuto”. “Le nuove generazioni – ha concluso – devono sapere quello che è accaduto e come ne siamo usciti, perché soltanto investendo nelle nuove generazioni potremo tramandare i principi fondatori della nostra Repubblica”. Parole, quelle pronunciate dal presidente Galligari, accompagnate più volte dall’applauso della piazza.
É stata quindi la volta dell’assessore con delega alle iniziative per la memoria, Elisabetta Ugolinelli, che ha letto il messaggio del sindaco Stefano Zuccarini, la cui assenza ha fatto rumore tra i presenti in piazza. Con riferimento al 25 aprile, l’assessore Ugolinelli ha parlato di una “‘giornata simbolo’ in cui si ricorda e soprattutto si deve mantenere viva la memoria della lotta alla dittatura nazifascista. Il 25 aprile – ha proseguito – è una giornata che appartiene a tutti gli italiani, perché celebriamo la libertà e la libertà non ha colore. Siamo tutti sotto un’unica bandiera: il tricolore, è simbolo stesso di libertà e democrazia”.
Elisabetta Ugolinelli ha quindi ribadito la necessità di “ricordare e coltivare valori che sono universali, ma che purtroppo non possiamo e non dobbiamo mai dare per scontati”. Un riferimento, questo, ai tanti conflitti che “continuano ad insanguinare i popoli: nessuno – ha proseguito -, nemmeno oggi, può sentirsi non coinvolto. Ognuno di noi – ha così ribadito – deve fare la sua parte, in primis, proprio coltivando la memoria, perché certi valori vanno conquistati e difesi tutti i giorni”.
Poi un passaggio sulla storia di Foligno, “protagonista di lotte per la libertà, tanto che oggi possiamo guardare ancora con orgoglio il nostro gonfalone comunale, che porta appuntata la medaglia d’argento al valor civile”. “Per costruire un futuro migliore dobbiamo sempre seguire l’esempio di questo glorioso passato e (oggi come allora) dobbiamo farlo con il concorso di tutti. Come tutti, allora, non esitarono a combattere in prima linea: le donne e gli uomini comunisti al fianco delle donne e degli uomini cattolici; i cattolici e le brigate ebraiche, con gli ebrei giunti in Italia dai ghetti di tutta Europa; i monarchici insieme coi repubblicani, i liberali con i socialisti; così come le stesse forze armate, che costituirono il Corpo Italiano di Liberazione”.
“C’è un filo che lega il 25 aprile di 81 anni fa alla giornata di oggi – ha quindi concluso -: sono quegli stessi valori che non hanno tempo e luogo, perché sono – e devono essere – di tutti, e per sempre. È questo il modo migliore per rendere omaggio a tutti i nostri caduti, mantenerli vivi nella nostra memoria, seguire i loro esempi, camminare sulle loro orme verso un futuro migliore”.
A chiudere le celebrazioni l’inno d’Italia intonato dalla soprano Paola Scarponi, accompagnata dalla Filarmonica di Belfiore. Prima che dalla piazza si alzasse, come sempre, un coro che ha intonato “Bella ciao”.


















