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Edilizia, è allarme: “A Foligno l’80% delle aziende è in crisi”

Pubblicato il 26 Marzo 2015 17:14 - Modificato il 6 Settembre 2023 00:36

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Una crisi profonda quella che ha coinvolto il settore dell’edilizia umbra dal 2008 ad oggi. I sindacati di categoria, Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil dell’Umbria, sono intervenuti oggi a Perugia per affrontare il tema del rinnovo del contratto integrativo regionale unico dell’edilizia dell’Umbria, presentando proposte concrete per il rilancio del settore. Nello specifico, “serve una nuova edilizia – hanno spiegato Gianni Fiorucci, Tino Tosti e Stefano Paloni per Fillea, Filca e Feneal- che guardi alla valorizzazione del paesaggio e dei centri storici. Dunque non più basata sul consumo del territorio, come nel passato, ma al contrario rivolta al recupero e alla valorizzazione dell’esistente e quindi alla tutela della qualità della vita dei cittadini”. Un rinnovo contrattuale, dunque, che permetterebbe il rilancio dell’economia della regione che, fino ad oggi, ha perso più della metà dei lavoratori.Il settore – hanno spiegato i sindacalisti– è stato sottoposto negli ultimi 7 anni ad un vero e proprio terremoto. Nel 2009 contava oltre 22mila addetti, scesi nel 2014 a meno di 13mila. Anche il numero delle imprese si è praticamente dimezzato, al pari delle ore lavorate, mentre è crollata la massa salari: dai 189 milioni di euro del 2009 agli attuali 110”. Nel territorio di Foligno “l’80 per cento delle aziende che si occupano di edilizia hanno i lavoratori in cassa integrazione, a zero ore o con orario ridotto- dichiara Emanuele Petrini della Filca Cisl-. I problemi più grandi riguardano le aziende storiche, anche di seconda o terza generazione, costrette ad affrontare mancanza di lavoro e di liquidità. In passato abbiamo proposto il rilancio del settore attraverso la messa in sicurezza o riconversione di strutture già esistenti”. Negli ultimi anni, oltre alla crisi, le problematiche di questo settore sono state molte: dall’illegalità legata al lavoro grigio e nero, dal proliferare delle fasulle partite Iva, dalle infiltrazioni criminali fino agli infortuni sul lavoro. Secondo i sindacati, occorre lavorare insieme alle istituzioni che “devono decidere cosa e come costruire – hanno spiegato Fiorucci, Tosti e Paloni – privilegiando la qualità, la legalità e la sicurezza rispetto al solo contenimento dei costi e colmando quei ritardi infrastrutturali che penalizzano la nostra regione e il nostro settore. Per questo – hanno concluso – chiediamo che il confronto con la Regione sia continuo e non solo legato alle questioni legislative”. Tutto ciò fornirebbe le giuste basi per rilanciare uno dei settori più strategici dell’economia umbra. 

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