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A Foligno il terzo impianto biometano d’Italia: “Risorsa per il territorio”

Pubblicato il 28 Maggio 2015 15:06 - Modificato il 6 Settembre 2023 00:02

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Tredici milioni da investire per realizzare il terzo impianto di produzione di biometano in Italia. Firmato da Vus, Ati3 e Asja Spa, il contratto per la costruzione e la gestione della centrale, prevede un progetto decisamente ambizioso per i territori della Valle Umbra Sud. La struttura sorgerà sull’impianto di Casone di Foligno e verrà gestita dall’azienda torinese che dal 1995 è nel campo dell’energia verde. Il project financing vedrà Asja investire poco più di 10 milioni di euro, mentre il resto verrà dalla Regione Umbria. Entro la fine dell’anno dovranno arrivare tutte le autorizzazioni necessarie. Se tutto filerà liscio, basterà un anno per realizzare l’impianto, che sarà pienamente funzionante entro il 2017. A COSA SERVE – La frazione organica non verrà più portata in discarica, bensì nel nuovo impianto e verrà trasformata in biometano (2 milioni e 400 mila metri cubi l’anno) e digestato (17mila tonnellate l’anno). Il primo verrà immesso nella rete cittadina per usi domestici, industriali e nelle stazioni di rifornimento del carburante. Il digestato invece, servirà per produrre fertilizzanti di qualità. Il che significa un sostanziale risparmio economico di gestione per la Valle Umbra Servizi (che insieme ad Ati3 godrà di royalty), che in futuro si ripercuoterà anche sulle tasche dei cittadini. “Per la Vus è una bellissima prospettiva – afferma Maurizio Salari, presidente dell’azienda pubblica di servizi – sarà una risorsa sia in termini economici che di tutela ambientale”. Alessandro Casale, amministratore delegato di Asja, ha garantito la professionalità della realtà piemontese, insieme al massimo impegno sul fronte dell’iter organizzativo, visto che l’azienda si occuperà di tutti i passaggi necessari per la nascita dell’impianto. L’INDOTTO – La nuova struttura dovrebbe garantire lavoro a dieci persone ed offrendo inoltre una riduzione di costi per Vus che “si aggira intorno ai 600 mila euro annui – come sottolinea Fausto Galilei, direttore generale di Ati3 – . E’ un investimento molto importante per l’Umbria ma direi per tutta l’Italia. Tutto ciò pone all’avanguardia il nostro territorio sul trattamento del rifiuto a livello nazionale”.

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