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Il professore universitario sminuisce la Quintana, Belmonte: “Chieda scusa a Foligno”

Pubblicato il 5 Marzo 2016 15:24 - Modificato il 5 Settembre 2023 21:13

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Risuona anche nella città della Quintana la polemica nei confronti del professore universitario Giancarlo Baronti dell’Università di Perugia. L’accademico e docente di storia, è intervenuto venerdì pomeriggio in occasione di un dibattito riguardante la rievocazione storica “Perugia 1416”. Una manifestazione nata da un’idea di alcuni mesi fa nel capoluogo di regione e che dovrebbe prendere il via nel giugno 2016. Criticando l’iniziativa, il professore ha affermato, come riportato da Umbria24.it: “Perugia non si merita questo provincialismo”, aggiungendo come manifestazioni di questo tipo siano “modelli usurati che mettono Perugia alla stregua di piccole città come Bastia, Foligno o Narni”. Parole pronunciate probabilmente con una certa superficialità da chi invece dovrebbe conoscere bene il tessuto storico e sociale di una regione come l’Umbria che punta molto sulle rievocazioni storiche e alla rivendicazione delle proprie radici. E’ così che non si è fatta attendere la replica da parte di chi si è sentito tirato in causa. Ad intervenire è stato Emiliano Belmonte, assessore comunale di Foligno che ha immediatamente replicato al professore universitario: “La verità è che l’Umbria e la sua storia fatta di questi piccoli gioielli, feudi della tradizione più antica, non merita questa arroganza gratuita – scrive Belmonte in una nota – vorrei chiedere al professor Baronti oltre alle scuse formali a Foligno e alle altre città sorelle umbre offese, cosa significhi per lui essere ‘piccole città da modelli usurati’”. Belmonte poi prosegue così: “Le critiche alla forzata rievocazione perugina che sta per nascere nel 2016 non possono avere niente a che fare con manifestazioni come la Giostra della Quintana di Foligno che affonda le sue radici in un passato concreto e tangibile della città. Un passato fatto di documenti storici passati al vaglio di commissioni storico-scientifiche. Un passato rievocato con magistrale coordinamento da parte delle istituzioni cittadine – prosegue nella nota – dell’Ente Giostra e dei quintanari che dal ’46 ad oggi donano a Foligno due volte l’anno giorni di pura emozione. Mappe della città, foto, stemmi araldici, documenti, vicoli piazze e cognomi cittadini. Tutto a Foligno racconta della nostra storia. Un’organizzazione che negli anni ha conquistato la credibilità delle cronache italiane dato il richiamo turistico e culturale, seconda solo a Siena  per qualità dell’evento e diffusione comunicativa. Se poi al professore non piacciono le corse con i cavalli, gli abiti barocchi e le emozioni di un popolo di 60mila abitanti che si ritrova a festeggiare la sua vera storia intorno alle sue mura è un’altra questione, ma non scomodi le analisi etnografiche o non faccia subito delle conclusioni affrettate”. Insomma, Belmonte non ci sta e prosegue la sua disamina: “Il professore forse pensa di vivere a Dubai e non in Umbria dove il 90% delle città con orgoglio difendono questi richiami alla propria storia (penso agli amici di Bevagna delle Gaite per fare un esempio) con manifestazioni di qualità eventistica e storica di primo piano: energie tradizionali spontanee che nascendo dalla storia e dal sudore dei nostri avi necessariamente funzionano e si dimostrano credibili e suggestive attirando visitatori da tutto il mondo,  generandogli stupore e un pizzico di invidia. Appunto ribadisco spontanee perché rievocate da molti anni e sopratutto perché realmente vissute  dall’anima storica  di queste nostre città. No forzature o interpretazioni a fini commerciali come forse accusa il professore ai suoi amministratori perugini”. Poi la chiusura dell’assessore folignate: “Per non parlare del ruolo sociale che queste manifestazioni detengono nei confronti dei giovani e delle famiglie. Nei rioni e nei quartieri  si cresce, ci si forma, si ereditano responsabilità e insegnamenti, si lavora, si fa squadra e si sogna insieme. Proprio i modelli educativi che vorrei veder adottare da giovane italiano nelle organizzazioni sociali delle ‘grandi città di Baronti’ , rispetto alla cultura modernista dell’indifferenza e degli eventi show da milioni di euro che tra palazzetti, stadi e piazze odorano solo di pura autoreferenzialità e consumismo americano. Belmonte chiude così: “Noi siamo l’Umbria professor Baronti, dovremmo crescere insieme e fare squadra nel rispetto di ciò che siamo da secoli: amore e tradizione. Chieda scusa a L’Umbria se non vuole farlo a Foligno”. Chissà se dopo Belmonte, anche qualche altra istituzione folignate (e non solo) dirà la sua.

Fabio Luccioli
Fabio Luccioli
Direttore di Radio Gente Umbra e Gazzetta di Foligno

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