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Edilizia e legno, prosegue la crisi. Petrini (Cisl): “Ancora troppe problematiche”

Pubblicato il 27 Ottobre 2016 15:56 - Modificato il 5 Settembre 2023 18:56

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Protestano i lavoratori del settore legno-industria e lo faranno domani, venerdì 28 ottobre, con otto ore di sciopero per il mancato rinnovo del contratto nazionale. In Umbria previsti presidi di fronte ai cancelli di Isa, Margaritelli e Knoll di Foligno. La protesta arriva all’indomani della rottura delle trattative con Federlegno Arredo, categoria di Confindustria. Ad indire lo sciopero Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil. Oltre ad incrociare le braccia, sindacati e lavoratori hanno bloccato le ore di flessibilità e straordinario. “Secondo la controparte – spiegano Cgil, Cisl e Uil – i dipendenti dovrebbero lavorare concedendo il massimo della flessibilità, lavorando anche il sabato e la domenica, con un aumento della quota di lavoratori precari con contratti a termine e in somministrazione. Inoltre – proseguono le sigle – Federlegno propone un aumento salariale praticamente pari a zero euro e meccanismi annuali di verifica e restituzione”. A Foligno picchettaggio di fronte la Knoll dalle 11 alle 12. LA SITUAZIONE NEL FOLIGNATE – Le difficoltà e le problematiche del settore legno vanno di pari passo a quelle di un altro settore strettamente connesso, ovvero l’edilizia. Una situazione delicata a livello nazionale che si rispecchia anche nei vari territori. Il folignate non ne è esente, come spiega Emanuele Petrini, responsabile territoriale della Filca Cisl: “La situazione è di forte criticità e perplessità – afferma ai microfoni di Radio Gente Umbra – le aziende contano pochi occupati e quelle strutturate non esistono più. E’ diventata una rincorsa forte agli appalti, perché manca il lavoro. C’è anche un aspetto che può sembrare secondario ma non lo è, ovvero quello del lavoro irregolare e lo capiamo dal fatto che aumentano gli infortuni nonostante il lavoro sia diminuito”. Cosa fare allora? “Chiediamo alle istituzioni a rimettere in circolo l’economia con lavori nuovi e riqualificazioni, come la messa in sicurezza delle strutture. Il lavoro ci sarebbe, ma bisogna mettere a disposizione le risorse”. Nel settore, gli unici due contratti non rinnovati a livello nazionale rimangono proprio quello del legno e dell’edilizia.

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