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Spoleto saluta Cardarelli: “Addio al sindaco che perdeva il sonno per la sua città”

Pubblicato il 11 Dicembre 2017 17:06

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“Per lui davvero la politica, vissuta con onestà e rettitudine, con profonda dedizione, con grande libertà interiore e indipendenza da pressioni e correnti, anche se non gli ha risparmiato amarezze e delusioni, è stata la forma più alta della carità”. E’ un passaggio dell’omelia pronunciata dal vescovo Renato Boccardo, che oggi pomeriggio a Spoleto ha celebrato i funerali del sindaco Fabrizio Cardarelli, colpito all’età di 60 anni da un malore fatale. Il tragico evento è avvenuto ieri mattina nella sua abitazione di Collerisana. Un vero e proprio bagno di folla per l’ultimo saluto al sindaco della gente, che dal 2014, anno in cui era entrato in carica, non si è mai risparmiato per il bene della sua città. Ai funerali in duomo erano presenti le massime cariche istituzionali della regione, a partire dalla presidente Catiuscia Marini insieme ai sindaci arrivati da ogni parte dell’Umbria. In città è stato disposto dalla giornata di ieri il lutto cittadino con le bandiere a mezz’asta. Il feretro di Cardarelli è stato trasportato in corteo dalla camera ardente alla cattedrale, dove ad aspettare il suo sindaco c’era un’intera città. Nella sua omelia, Boccardo ha ricordato l’amore di Cardarelli per la sua famiglia, così come l’impegno che il professore metteva con i suoi studenti e con i ragazzi meno abbienti, ai quali regalava lezioni di matematica e fisica fuori dagli orari scolastici. Intanto questa mattina si è svolta la prima riunione di giunta senza il sindaco. Il testimone ora passa alla vice di Cardarelli, Maria Elena Bececco, che guiderà il Comune fino a nuove elezioni. Come ricordato da monsignor Boccardo al termine dell’omelia, di Cardarelli a Spoleto mancherà “il suo sorriso, la sua umanità, la sua cordiale attenzione, la sua voglia di fare, il piglio sicuro e deciso con cui affrontava i problemi, la semplicità e immediatezza del tratto, l’intensità del suo impegno per Spoleto, che spesso gli faceva perdere il sonno”.

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