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L’inquinamento dell’aria aggrava i disturbi psichiatrici: Perugia e Foligno studiano insieme

Pubblicato il 6 Novembre 2019 17:07 - Modificato il 5 Settembre 2023 14:25

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Un gruppo di ricercatori in servizio nelle strutture di degenza di psichiatria degli ospedali “Santa Maria della Misericordia” di Perugia e “San Giovanni Battista” di Foligno hanno effettuato uno studio per valutare l’associazione tra l’esposizione giornaliera ad inquinanti ambientali (come le polveri sottili, ozono, monossido di carbonio, biossido d’azoto, rilevati tramite le stazioni di monitoraggio dell’Arpa Umbria) e gli accessi giornalieri per motivi psichiatrici nelle strutture di pronto soccorso dei due ospedali umbri. “Dalle ricerche effettuate su un periodo di due anni di tempo, è emerso che vi è una evidente correlazione tra l’inquinamento dell’aria e l’aggravamento delle patologie psichiatriche” dice il dottor Francesco Bernardini, attualmente dirigente medico all’ospedale di Pordenone, dopo esperienze anche all’estero e specializzazione in psichiatria conseguita a Perugia. Lo studio è stato pubblicato mercoledì 6 novembre sulla prestigiosa rivista “Epidemiology and Psychiatric Sciences”; si tratta del primo effettuato in Italia e il secondo in Europa. Alla ricerca hanno partecipato anche specialisti in servizio nell’ospedale di Foligno, la dottoressa Antonia Tamantini e il dottor Massimiliano Piselli. “L’importanza dello studio – dice il professor Alfonso Tortorella, direttore della struttura complessa di Psichiatria dell’Azienda Ospedaliera di Perugia – consiste nel fatto che viene dimostrato come sia sufficiente un aumento di 10 microgrammi di inquinamento per provocare un aumento di accessi al pronto soccorso del 10% di pazienti psichiatrici”. Lo studio è stato effettuato su 1860 accessi per motivi psichiatrici nelle strutture di pronto soccorso dei due ospedali umbri. I ricercatori che hanno firmato la ricerca hanno voluto dedicare l’attività svolta alla memoria del loro maestro, il professor Roberto Quartesan, scomparso qualche mese fa, che quando era in servizio aveva promosso lo studio, avendone intuito l’importanza.

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