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Le radici di Liliana Segre sono a Foligno? La proposta: “Ridiamole la cittadinanza”

Pubblicato il 23 Novembre 2019 13:03 - Modificato il 5 Settembre 2023 14:21

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Non una proposta di parte o marchiata politicamente, ma un’iniziativa che sia emanazione di un’intera città. E’ quella che riguarda la possibilità di concedere la cittadinanza folignate a Liliana Segre, la senatrice a vita scampata all’inferno dei lager nazisti durante l’Olocausto. L’idea parte da Rita Barbetti, ex vicesindaco di Foligno e attuale consigliere comunale di minoranza. Tra le comunicazioni iniziali dell’ultimo consiglio comunale, c’è stata anche la proposta della professoressa Barbetti, che ha scavato nella vita di Liliana Segre trovando importanti affinità con la città di Foligno. Già, perché la mamma della senatrice a vita si chiamava Lucia Foligno e, molto probabilmente, era originaria della cittadina umbra. Il perché è presto detto, visto che era consueto per le famiglie ebraiche prendere il cognome della città di residenza. La storia degli avi di Liliana Segre parte da molto lontano. Dobbiamo arrivare al 1569, quando papa Pio V ordinò l’espulsione degli ebrei da tutto il territorio dello Stato Pontificio, eccezion fatta per alcune cittadine delle attuali Marche. Gli antenati della senatrice a vita molto probabilmente lasciarono quindi Foligno per rifugiarsi nella vicina regione. La Segre non ha conosciuto sua mamma, visto che Lucia morì quando Liliana aveva un anno, ma la possibilità di concederle la cittadinanza di Foligno troverebbe un motivo più che valido all’ombra del Torrino. “Non si tratterebbe di concedere la cittadinanza folignate a Liliana Segre – spiega Rita Barbetti -, casomai di restituirgliela. L’obiettivo è quello di realizzare un atto trasversale in consiglio comunale che possa magari partire anche dal sindaco e dal presidente del massimo consesso cittadino e che vada in un certo senso a riparare simbolicamente quanto avvenuto nel Cinquecento”. Quella di Rita Barbetti in consiglio comunale è stata una proposta informale, affinché diventi un’emanazione della città e non di una sola parte politica. L’idea era stata lanciata in settimana anche dalla Gazzetta di Foligno, in un articolo a firma di Fabio Massimo Mattoni. Un atto riparatorio, ma che lancerebbe un segnale importante contro il clima d’odio che si respira ogni giorno sempre più.

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