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Umbria, la richiesta di Squarta: “Spostamenti tra Comuni per aiutare il commercio”

Pubblicato il 15 Novembre 2020 13:29 - Modificato il 5 Settembre 2023 13:07

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Consentire agli umbri spostamenti nelle aree delle province di Perugia e Terni anziché limitarli all’interno dei singoli Comuni. E’ questo l’appello del presidente dell’Assemblea legislativa, Marco Squarta, affinché tutte le forze politiche umbre chiedano al governo la possibilità per i cittadini della nostra regione di muoversi in maniera meno restrittiva – non soltanto per lavoro, salute, emergenze o per accompagnare i figli a scuola – evitando in questo modo la desertificazione di interi territori e quindi l’annientamento di migliaia di attività commerciali che hanno base in piccole realtà territoriali. 
“In seguito all’ultima ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza l’Umbria è in zona arancione ma le caratteristiche della nostra regione sono molto diverse rispetto a quelle di altri grandi centri urbani e metropoli del nostro Paese – spiega l’esponente di Fratelli d’Italia -. Ristori e aiuti non dovrebbero essere riservati soltanto alle realtà imprenditoriali che si trovano nella zona rossa perché, a ben vedere, con l’impossibilità per i cittadini di spostarsi da un Comune all’altro migliaia di aziende della nostra regione, rientrante nella fascia con livello di rischio alto, pur non essendo obbligate ad abbassare le saracinesche sono state fortemente danneggiate proprio per l’impossibilità di spostamento dei cittadini. Se la situazione dovesse rimanere questa il governo conceda almeno ristori agli imprenditori che nella zona arancione hanno subìto considerevoli perdite del fatturato”. 
Squarta sollecita dunque una proposta unitaria all’esecutivo nazionale, proveniente da tutte le forze politiche dell’Umbria, affinché venga rivisto questo tipo di divieti comunali, permettendo spostamenti all’interno della provincia e agevolando in qualche modo movimenti per ragioni economiche. 
“I negozi sono rimasti aperti ma questa, a ben vedere, non si è rivelata una buona notizia in quanto nelle piccole realtà significa poter contare in maniera esclusiva sui clienti locali – spiega il presidente del Consiglio regionale -. I nostri commercianti hanno dovuto abbandonare sin dall’inizio l’idea di ospitare nei loro negozi potenziali acquirenti che hanno la residenza nel paese a poche centinaia di metri. L’Umbria è una regione piccola con un tessuto socioeconomico caratterizzato dall’esistenza di piccole realtà. Tutte quante – spiega Squarta – considerando che non sono state chiuse per decreto, stanno subendo una doppia ingiustizia poiché non ottengono ristori dallo Stato e, nei fatti, vengono fortemente penalizzate dai divieti di spostamento. Nelle scelte del governo sarebbe stato dunque opportuno tenere conto della densità di popolazione e delle caratteristiche dei diversi territori. In Umbria – conclude il comunicato – migliaia di imprenditori soffrono il dramma immediato legato alla contrazione dei consumi, che troppe volte purtroppo riduce gli incassi a zero, e sono terrorizzati da un futuro che non è mai stato così difficile”.

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