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Covid, 7 contagi ogni 100mila abitanti in Umbria: fa eccezione la Valnerina

Pubblicato il 1 Luglio 2021 15:28 - Modificato il 5 Settembre 2023 12:11

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Scende ancora l’incidenza nell’Umbria alle prese con il Covid. I dati dell’ultima settimana – aggiornati a mercoledì 30 giugno – fanno, infatti, registrare una media di 7 casi ogni 100mila abitanti in tutto il territorio regionale. L’unica eccezione è rappresentata dal distretto della Valnerina, dove i contagi sono 217 su 100mila abitanti. Dipende – com’è ormai noto – dal cluster individuato nel comune di Norcia. Dalla Regione, però, sottolineano come la situazione sia di fatto “ben definita, circoscritta e gestita”.

Si consolida verso il basso anche la quota dei positivi sui nuovi tamponi, “a conferma – commentano dall’Ente di palazzo Donini – dell’adeguata azione di tracciamento dei casi in tutto il territorio regionale”. Così come si registra una sostanziale stabilità del dato – sempre inferiore a 50 casi per 100mila abitanti – per ciò che riguarda i tassi di incidenza per classe d’età. Insomma, rispetto al bilancio della scorsa settimana, la situazione nel Cuore verde d’Italia continua a migliorare: l’andamento dei nuovi casi in Umbria si conferma in costante riduzione e anche l’indice Rt si mantiene sempre sotto il valore di 1, anche se – commentano dalla Regione – “vista la bassa numerosità dei casi, è soggetto a maggiori oscillazioni”. In costante calo anche i ricoveri, sia quelli ordinari che in terapia intensiva, mentre sul fronte decessi non si registrano nuove vittime da ormai una settimana.

“I dati sono più che confortanti” è stato il commento dell’assessore alla Salute della Regione Umbria, Luca Coletto, che ha aggiunto: “Altro dato incoraggiante arriva dal sequenziamento dei campioni provenienti dal cluster di Norcia che rilevano, per la parte già sequenziata, la presenza di variante brasiliana e non della tanto temuta variante Delta”. Ma il titolare alla salute guarda anche ai prossimi mesi. “In previsione dell’autunno – anticipa – sarà opportuno avviare un lavoro di riorganizzazione territoriale per favorire le cure domiciliari e liberare gli ospedali. L’attivazione di equipe multidisciplinari e il potenziamento delle Usca – ha quindi concluso – sarà la base su cui costruire l’assistenza territoriale, che deve necessariamente guardare a modelli integrati che dovranno contare anche sulla telemedicina”.

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