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Spi Cgil lancia l’allarme: “A Foligno pensioni da fame”

Pubblicato il 9 Novembre 2021 16:44 - Modificato il 5 Settembre 2023 11:36

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A Foligno, “sempre più anziani stanno scivolando sotto la soglia di povertà”. La denuncia arriva dallo Spi Cgil provinciale di Perugia che, nelle parole del segretario generale, Mario Bravi, lancia l’allarme e fotografa una città della Quintana con “pensioni da fame”. L’analisi del sindacalista parte dal fatto che, a Foligno, i pensionati, oltre 15mila, costituiscono il 37 per cento dei contribuenti totali. Una platea importante di cittadini, dunque, tre quarti dei quali, ovvero oltre 10mila pensionati, percepiscono, secondo le stime di Spi Cgil, meno di mille euro al mese.

A sentire Bravi, “solo le pensioni di anzianità, quelle cioè correlate ad un percorso contributivo lungo, si vedano ad esempio gli ex ferrovieri folignati, mostrano un reddito leggermente superiore alle altre comunque già basse. Si parla, nel dettaglio, di 1.444 euro lordi mensili – prosegue il sindacalista -, la cui quota netta è sensibilmente inferiore”. Poi le pensioni di reversibilità, quelle, ad esempio, percepite per la scomparsa del coniuge. “Nella terza città dell’Umbria – osserva il segretario della sigla – hanno un importo medio mensile pari a 658 euro, contro la media nazionale pari, invece, a 738 euro”. Non un caso, per lui, che il reddito medio annuo a Foligno sia pari a 21.073 euro, rispetto alla media nazionale che fa segnare 25.430 euro. “E in questo quadro il reddito medio annuo da pensione corrisponde a 18.729 euro – continua – contro una media nazionale di 21.406 euro”.

Dati che, come detto, per il sindacalista dimostrano come stia aumentando il numero di anziani che stanno scivolando sotto la soglia di povertà: un numero che rischia di salire “drammaticamente”. “L’inverno che abbiamo di fronte – commenta infatti Bravi – parla di rincari già in atto e di promesse di contenimento delle tariffe, a partire da quelle energetiche, che rimarranno in gran parte sulla carta”. Al netto di tutto, lo Spi Cgil rinnova al governo la richiesta di adeguare, a partire dal prossimo gennaio, il potere d’acquisto delle pensioni. “È una misura urgente e necessaria – incalza infine Mario Bravi – a cui ‘il governo dei migliori’ non si può sottrarre”.

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