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Maxi truffa su auto importate: a Foligno sequestrato anche un palazzo nobiliare

Pubblicato il 6 Dicembre 2021 12:18 - Modificato il 5 Settembre 2023 11:31

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Operazione “Easy Car”, la guardia di finanza sequestra oltre un milione di euro. Sono gli sviluppi di un’indagine partita da Foligno nel 2018, che già tre anni fa aveva portato al sequestro di circa 600mila euro nei confronti degli stessi imprenditori e concessionarie. Tra le ipotesi di reato ci sono: emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediate utilizzo di fatture e documenti per operazioni inesistenti, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Come detto, il filone investigativo è partito tre anni fa grazie alle indagini dei finanzieri guidati dal comandante Antonio Auriemma, che hanno puntato la lente d’ingrandimento sulla vendita di auto – tra il 2016 ed il 2018 – di grossa cilindrata come Bmw, Mercedes e Audi, importante in Italia da Germania e Danimarca da due società del Folignate. Ora, i finanzieri del Comando provinciale di Perugia, su delega della Procura di Firenze, hanno sequestrato conti correnti, libretti di depositi, terreni e un palazzo nobiliare nel Folignate per un valore di oltre un milione di euro. La frode complessiva si aggira intorno ai 9 milioni di euro, mentre l’Iva evasa è di circa 1,7 milioni di euro. Tutto è partito da una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate di Perugia, relativa a richieste di immatricolazioni “sospette” di centinaia di autovetture estere usate, provenienti principalmente dalla Germania e dalla Danimarca, che – sebbene relative ad automobili acquistate da persone fisiche residenti, tendenzialmente, nel folignate – venivano inoltrate agli uffici della Motorizzazione civile di varie città italiane (Roma, Palermo, Vibo Valentia, Salerno, Napoli e Arezzo) e, in nessun caso, a quello di Perugia. È così che le Fiamme gialle hanno incrociato i dati, utilizzando le banche dati europee. In particolar modo quella che interessa lo scambio comunitario di informazioni sull’Iva. Così, è stato rilevato come, gli autoveicoli usati, erano stati venduti da fornitori comunitari a società residenti nel territorio italiano, a differenza di quanto, invece, riportato nei documenti presentati ai vari uffici della Motorizzazione. Documenti dai quali risultava che gli acquisti erano stati effettuati da privati, direttamente dall’estero, dove quest’ultimi avrebbero effettuato il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto. “La frode – spiegano i finanzieri perugini – era perpetrata con il classico schema dell’interposizione fittizia di società cartiere che, solo formalmente, acquistava da fornitori europei senza pagamento dell’Iva e, sempre cartolarmente, rivendevano alle società umbre con addebito dell’imposta che, di fatto, non veniva versata nella casse dell’Erario”. Le autovetture erano, infine, cedute ai clienti finali, con l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, mentre negli uffici della Motorizzazione civile venivano immatricolate facendo ritenere che l’Iva fosse stata assolta nel paese estero di acquisto del veicolo direttamente cliente, quale “privato acquirente”. L’evasione dell’Iva ha portato, in tre anni, nell’immissione sul mercato italiano di 280 vetture, con notevoli sconti sul prezzo d’acquisto. Importante e preziosa la collaborazione tra la guardia di finanza e diverse procure. Una cooperazione che ha interessato anche alcune procure tedesche.

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