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Oltre le frontiere per promuovere il bene comune nelle “Conversazioni a Spello 2023”

Pubblicato il 8 Settembre 2023 16:06

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Come nascono le frontiere e cosa significano oggi a livello culturale e politico, come vengono usate, invocate, difese? In che senso abbiamo bisogno delle frontiere? Molti pensano che le frontiere come espressione della divisione dei popoli siano sempre esistite e siano una mera necessità, una consuetudine della convivenza dei popoli consolidatasi attraverso diverse epoche. La ricerca storica, l’esperienza politica e il diritto internazionale hanno dimostrato che questa percezione popolare è in parte falsa e in parte piuttosto inaccurata sul piano storico e politico, soprattutto quando le frontiere vengono riferite a separazioni tra i popoli, invece che all’appartenenza geografica dei territori.

Di questo si discuterà in occasione delle “Conversazioni a Spello 2023 – Attraversare le frontiere”, in programma per domani, sabato 9 settembre, alla Casa San Girolamo. Promosso dall’Azione cattolica italiana e dalla rivista culturale Dialoghi, l’evento vedrà la presenza di Sandro Calvani, presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto “Giuseppe Toniolo” di Diritto internazionale della Pace, già dirigente delle Nazioni Unite, Marta Cariello, docente di letteratura inglese all’Università della Campania, e Giuseppina De Simone, direttrice di Dialoghi. Le conclusioni, invece, saranno affidate a Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Ac. L’appuntamento è in programma alle 18 e sarà preceduto, alle 17.30, da un momento di preghiera sulla tomba di fratel Carlo Carretto.

“Attraversare le frontiere – spiegano i promotori – non è solo un’esigenza del presente dettata dalla globalizzazione in corso o dalle crisi geopolitiche del momento. È da sempre un dato di fatto che accompagna l’umanità. Si attraversano le frontiere per fame, democrazia, pace. Per voglia di progresso e diritti. Si attraversano le frontiere perché solo in questo modo si salva la vita. Oggi di diverso c’è che la globalizzazione ha aumentato le sfide del multilateralismo pubblico e privato, che cerca di usare le frontiere non come impedimento alla cooperazione, ma piuttosto come strumento per favorire la necessaria osmosi di conoscenze, risorse naturali e finanziarie. Sono sorte oltre 300 le organizzazioni internazionali intergovernative. Alcune di esse, come per esempio l’Unione Europea, hanno raggiunto livelli così alti di inclusività e di integrazione che hanno abbassato di molto le frontiere, facendole divenire di fatto quasi impercettibili e facilissime da attraversare. Queste entità sfidano le nozioni tradizionali di confini promuovendo l’integrazione economica e la libera circolazione di persone, merci e idee. Confermando che la cultura dell’incontro è l’unico strumento capace di abbassare le frontiere e costruire un multilateralismo capace di pensare al bene comune, alla riduzione delle disuguaglianze e dei conflitti e alla costruzione di un sistema internazionale giusto e pacifico”.

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