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In Umbria i dipendenti privati guadagnano meno che in Italia

Pubblicato il 22 Gennaio 2024 16:58 - Modificato il 13 Gennaio 2026 11:49

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In Umbria gli stipendi dei lavoratori privati sono più bassi che nel resto del Paese, questo quanto emerso dall’ultima edizione della Relazione economia sociale realizzata da AUR, l’Agenzia Umbria Ricerche. Secondo la presidente della Regione Donatella Tesei, il fatto che in Umbria si guadagni meno rispetto alla media nazionale, è connaturato nello sviluppo che la regione ha finora vissuto, risultando a tutti gli effetti un elemento strutturale. Chiaramente la retribuzione dei lavoratori dipendenti è un fattore che deriva da molte variabili, come il tipo di contratto, la sua durata, dal genere, dall’età, il settore di appartenenza e in particolare la specializzazione del lavoratore.

Oltre allo stesso sviluppo del territorio di appartenenza. Il dato che risulta allarmante è che nel 2022, la retribuzione media di chi lavora al di fuori del settore agricolo, in Umbria è stata pari a 22.222 euro, mentre in Italia a 22.839 euro. In Umbria impiegati e quadri dirigenti guadagnano in media molto meno rispetto ai colleghi italiani di pari qualifica, mentre i lavoratori impiegati a tempo indeterminato, full time e retribuiti per l’intero anno, al netto della differenza data dalla composizione per qualifiche, risultano guadagnare l’11% in meno rispetto ai colleghi operanti nel resto del Paese. Dunque a parità di condizioni in Umbria si guadagna meno che in Italia. La nostra regione, paga un deficit nella specializzazione dei lavoratori e una scarsa propensione a investire sulle alte qualifiche. Il divario retributivo si ampia soprattutto tra i dirigenti, mentre per quanto riguarda il gender pay gap, le donne in Umbria guadagnano meno degli uomini e soprattutto guadagnano meno delle donne che lavorano nel resto d’Italia. Questo è probabilmente dovuto ad una maggiore diffusione del lavoro part-time, che nel 2022 ha coinvolto la metà delle donne operanti in Umbria, mentre solo il 18% degli uomini. Confrontando i dati del 2019 con quelli del 2022, sembra che il problema delle basse retribuzioni non stia in alcun modo migliorando, anzi.

Questo sarebbe dovuto ad una scarsa capacità da parte delle imprese locali di valorizzare, attraverso gestione ed investimenti, un capitale umano che risulta mediamente più qualificato e istruito rispetto alla media nazionale, dimostrando lacune nell’attività manageriale, uno dei primi punti su cui lavorare per cercare di recuperare una situazione che di positivo ha ben poco. Le conseguenze di questi deficit sono proprio quanto spiegato finora, cioè una retribuzione media più bassa rispetto all’Italia, che continua ad essere un problema non più trascurabile per i cittadini della nostra Regione.

David Orfei
David Orfei
Giornalista pubblicista

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