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A Colfiorito una petizione contro il forno crematorio

La mobilitazione spontanea dei cittadini ha già portato a raccogliere centinaia di firme, unendo diverse frazioni della montagna. Sabato pomeriggio si è svolta una partecipatissima assemblea

Pubblicato il 26 Febbraio 2024 17:05 - Modificato il 27 Febbraio 2024 17:57

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La montagna, unita, dice “no” al forno crematorio di Colfiorito. È una mobilitazione spontanea senza precedenti quella partita per bloccare la possibile realizzazione di un tempio crematorio contiguo al cimitero della popolosa frazione folignate. Sabato pomeriggio nell’ex sala parrocchiale di Colfiorito si è svolta una partecipatissima assemblea, che ha raccolto persone provenienti da numerose frazioni montane. Non solo Colfiorito: a muoversi sono stati anche gli abitanti di Annifo, Arvello, Fraia e via dicendo, dimostrando un’unione di intenti che, a detta degli stessi, si è difficilmente trovata in passato. Da parte di tutti c’è stata anche la condivisione a non marchiare politicamente la battaglia di un intero territorio. Gli esponenti politici – di diversi schieramenti – che hanno voluto partecipare sabato pomeriggio, lo hanno fatto senza però poter intervenire. Perché, dicono da Colfiorito, la campagna contro la realizzazione dell’impianto di cremazione non ha colore. Gli abitanti della montagna hanno presentato inoltre una petizione – che ha già raccolto centinaia di firme – che prevede l’organizzazione di iniziative di protesta pacifiche, oltreché ricorrere alle vie legali qualora ce ne fosse bisogno. Ma, soprattutto, viene chiesto al Comune di Foligno di negare l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto di cremazione nel sito ad oggi individuato e che ricade su un terreno privato nel quale ci sarebbe la volontà da parte di alcuni soggetti a realizzare la struttura. Viene inoltre chiesto alla Regione di non concedere le relative autorizzazioni ambientali. “L’impianto di cremazione – si legge nella petizione – non è in linea con la vocazione turistica, commerciale, artigianale e rurale del territorio montano. Inoltre, comporterebbe un aumento del traffico e dell’inquinamento atmosferico, arrecando danni alle colture e alla biodiversità caratteristica della valle”. Per i promotori, il forno crematorio metterebbe a rischio il “brand Colfiorito”, che quel territorio ricco di storia e natura è riuscito a promuovere con successo nel corso degli anni. Albergatori, ristoratori, imprenditori e semplici cittadini sono tutti concordi sull’inopportunità di realizzare a Colfiorito l’impianto. Il possibile tempio crematorio dovrebbe sorgere a pochi passi dalla Zona di protezione speciale del Parco di Colfiorito e a ridosso del Sic di Colfalcone, che interessa due comuni, Foligno e Nocera Umbra. Un territorio che vede anche specifiche tutele dettate dalle direttive dell’Europa per quanto riguarda la flora e la fauna.

E se i cittadini vogliono tenere fuori la politica da questa motivazione, nelle ultime ore si sono comunque registrate nuove prese di posizione. È il caso di Più in Alto e del consigliere comunale del gruppo misto Domenico Lini. “Il sito di Colfiorito – è la posizione di Più in alto – e in generale della nostra montagna, è decisamente inopportuno per la realizzazione dell’impianto, data la vocazione turistica, ambientale, naturalistica, storica e archeologica dove per nostra fortuna ci sono aziende di livello nazionale che contribuiscono ad esaltare le eccellenze dei prodotti del nostro territorio”. Chiesto inoltre al sindaco a partecipare a un incontro per “rasserenare gli animi”. Per il Partito democratico “i grandi progetti vanno discussi e condivisi, non fatti piovere dall’alto”, puntando dunque il dito contro il Comune che aveva “annunciato la rivoluzione per la montagna” e che ora la “tradisce con un ‘regalo’ tenuto segreto, visto che non sarebbe piaciuto alla popolazione”.

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