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Variante sud, Cia e Confagricoltura contrarie al progetto

In un documento congiunto espresse preoccupazioni e criticità nei confronti dell’infrastruttura proposta dal Comune di Foligno e dalla Quadrilatero. “Necessario ripensare l’opera in funzione delle reali esigenze della città”

Pubblicato il 24 Aprile 2024 14:29 - Modificato il 25 Aprile 2024 11:05

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Anche le sezioni folignati di Cia e Confagricoltura prendono posizione contro il progetto della Variante intermedia sud. In un documento congiunto, nato dopo una serie di interlocuzioni con il comitato contrario alla Variante intermedia sud, le due associazioni di settore esprimono, infatti, preoccupazioni e criticità sull’infrastruttura che sta vedendo al lavoro il Comune e la Quadrilatero. In particolare, i presidenti Ezio Palini per la Cia e Francesco Di Camillo per Confagricoltura sottolineano “la necessità di ripensare l’opera in funzione delle reali esigenze della città, valutando anche i dettami del Piano regolatore generale, che rappresenta lo strumento condiviso per migliorare la città in armonia con l’ambiente”.

Per Palini e Di Camillo l’opera, di categoria C1 extraurbana a scorrimento veloce sarebbe “forzatamente calata al posto della prevista strada urbana di quartiere categoria E”. Tra le criticità che i due presidenti mettono in evidenza ci sarebbe l’aumento del traffico “in zone nevralgiche della città”, ma anche la sua natura di “superstrada priva di marciapiedi” che taglierebbe “le piste ciclopedonali esistenti, impedendo il passaggio e l’attraversamento ai pedoni”. “Difficoltà accentuate – proseguono – a ridosso dell’ospedale e in prossimità delle frazioni”. E ancora, “uno smisurato consumo di suolo agricolo, tra l’altro a danno di terreni classificati come ‘verde agricolo di pregio’ tutelati da leggi comunali, regionali e nazionali”.

Per Cia e Confagricoltura si tratta, quindi, di variazioni al Piano regolatore generale che apostrofano come “incomprensibili e tali da compromettere l’attività economica di diverse aziende agricole di notevole rilevanza, che insistono nella zona”. Il riferimento è, tra le altre cose, all’“importanza anche socio-economica” di queste realtà. “I tagli irrazionali in diagonale delle aziende agricole – sottolineano, inoltre, Palini e Di Camillo – causano una frammentazione anomala, le imprese si ritrovano una moltitudine di piccoli appezzamenti triangolari, resi improduttivi dal difficile accesso dei moderni macchinari. Le strade interpoderali indispensabili per collegare i vari appezzamenti con le cascine, verranno interrotte compromettendo il passaggio dei mezzi agricoli in occasione delle tipiche attività agricole stagionali”.

Evidenziate, infine, preoccupazioni per “il notevole aumento del rischio idraulico, di tutta l’area, sia per gli abitanti, che per le coltivazioni agricole”. “Considerando che ambiente e agricoltura sono legati a doppio filo – concludono i due presidenti – è doveroso valutare attentamente l’impatto ambientale dell’opera” chiedendo, quindi, “un ripensamento sul progetto ad oggi proposto”.

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