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Due euro per un piatto vuoto, cinque per il coperto: la protesta dei turisti

Alcuni stranieri in visita in Umbria segnalano quello che viene definito un conto troppo salato rispetto ad alcune voci di spesa riportate nello scontrino. In tutta Italia si riscontrano vicende simili che accendono la discussione tra clienti e ristoratori

Pubblicato il 5 Agosto 2024 14:20 - Modificato il 6 Agosto 2024 11:10

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Cinque euro a coperto, stessa cifra per un cappuccino. Nel conto finale ci sono anche 2 euro per un piatto “vuoto” chiesto per dividere una portata. Tre euro invece il costo di un caffè, dieci per mezzo flûte di prosecco. Sono tra le voci presenti nello scontrino che si sono visti arrivare, alla fine di una cena al ristorante, da alcuni turisti stranieri in visita nel territorio Folignate. Cifre che vengono definite dagli stessi “offensive” per il movimento ricettivo della nostra regione e che li hanno portati a protestare per quello che definiscono un “conto salato” rispetto alla realtà del territorio. Tra le varie voci di spesa – è corretto sottolinearlo – ci sono ovviamente anche i prezzi per ogni singola portata che, comunque, corrispondono a quelli esposti dal ristoratore. La protesta dei turisti, dunque, non è tanto sul costo della singola pietanza, quanto rispetto a tutte quelle voci che fanno solitamente da corollario a un pranzo o a una cena. Gli stessi turisti, che da oramai tanti anni scelgono l’Umbria per passare il periodo estivo, si dicono rammaricati per alcune voci considerate esagerate. Il caso giunto alla nostra redazione fa parte delle tante segnalazioni che, puntualmente, arrivano da ogni parte d’Italia nel corso dell’anno e, in particolar modo, nei periodi di maggior afflusso turistico nel Belpaese. Girando sui vari motori di ricerca, il web è ricco di notizie simili. Dagli “extra” chiesti per tagliare un tramezzino passando per quelli legati proprio alla richiesta di un piatto vuoto per dividere le portate, un momento conviviale al ristorante spesso si trasforma in veri e propri duelli tra clienti e titolari delle attività. Diatribe che, a quanto pare, non lasciano immune nemmeno l’Umbria.

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