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Foligno, coniugi invalidi “sfrattati” dalla casa popolare

La notizia lanciata dal Corriere dell'Umbria nell'edizione di venerdì 24 gennaio. Piastrelli (Sunia): “Legge regionale ingiusta”. Interviene il Pd: “Vicenda inverosimile”

Pubblicato il 24 Gennaio 2025 13:07 - Modificato il 25 Gennaio 2025 12:37

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Sono assegnatari di una casa popolare ma tra pochi giorni dovranno lasciarla per una legge definita “ingiusta”. La storia arriva da Foligno e viene riportata nell’edizione di venerdì 24 gennaio del Corriere dell’Umbria in un articolo a firma di Catia Turrioni. La vicenda viene raccontata da Cristina Piastrelli, segretaria perugina del Sunia, l’organizzazione degli inquilini privati e assegnatari di edilizia pubblica. Sessantadue anni lui, 55 lei, hanno rispettivamente un’invalidità del 67% e del 75% e sono percettori di un reddito minimo. La coppia vive all’interno di un alloggio di edilizia residenziale pubblica che dovrà lasciare – per la decadenza immediata del diritto all’alloggio con sgombero coatto entro 30 giorni – perché del loro nucleo familiare fanno parte anche la figlia maggiorenne e il loro nipote. Quest’ultima ha occupato abusivamente tempo fa un altro alloggio Ater e, stando a quanto previsto dalla legge regionale approvata dalla passata giunta regionale, l’aver commesso un reato porta alla decadenza del diritto di avere una casa popolare. Non importa infatti se a commetterlo sia stato l’avente diritto all’alloggio o un componente del nucleo familiare. Così i due coniugi folignati saranno ora “sfrattati” per delle colpe non loro. “Impensabile – commenta Piastrelli al Corriere – che le cope dei figli maggiorenni ricadano sui genitori. Se si ritiene che la ragazza abbia sbagliato, si colpisca lei”. Insomma, per il Suina quella applicata è “una legge regionale ingiusta” per la quale è stato chiesto un incontro alla presidente Stefania Proietti. Il sindacato si dice inoltre pronto alla mobilitazione. A intervenire, nella mattinata di venerdì, anche il circolo folignate del Partito democratico, che definisce la vicenda “inverosimile”. “Una signora assegnataria insieme al marito di una casa popolare di 65 metriquadri in via Po è stata invitata a lasciare la casa, da parte dell’amninistrazione comunale di Foligno. Il motivo? La figlia, che è ragazza madre, abitava con i genitori e si è resa colpevole di un errore: aver provvisoriamente occupato una casa popolare abbandonata. Nel considerare sbagliata e non condivisibile l’occupazione di case anche abbandonate – commentano i democratici – l’amninistrazione comunale compie per reazione un atto più grave: gettare sul lastrico un intera famiglia”. La vicenda, come sottolineato dal Pd stesso, era stata sollevata anche in consiglio comunale lo scorso novembre, chiedendo l’intervento dell’assessore Schiarea e dell’amministrazione comunale, “non facendosi scudo di una legge regionale sbagliata”. “Il diritto – concludono i dem – prevede la responsabilità individuale e una madre o un padre non possono essere responsabili degli errori della figlia. Invitiamo il Comune di Foligno a recedere da tale atto e a non procedere perchè si rischia di produrre danni incalcolabili”.

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