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“Community” e “Colori di luce”: l’arte inclusiva al Museo diocesano di Foligno

Due laboratori differenti ma entrambi con l’obiettivo comune di mettere al centro la persona con disabilità: il primo grazie all’improvvisazione musicale, mentre il secondo attraverso la realizzazione di un presepe con materiali di recupero

Pubblicato il 22 Dicembre 2025 13:01 - Modificato il 22 Dicembre 2025 17:07

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Inclusione, musica e creatività. Queste le parole d’ordine dei laboratori “Colori di luce” e “Community” ospitati nelle sale del Museo diocesano di Foligno. Iniziative differenti ma entrambe con uno sguardo rivolto al sociale, con l’obiettivo comune di mettere al centro la persona con disabilità.

Il primo laboratorio, “Colori di luce”, nasce dalla collaborazione tra il Museo diocesano di Foligno e la mostra dei presepi di Casale con l’intento di far dialogare un prezioso nucleo di arte medievale con il presente, trasformando un’antica immagine in un’esperienza di partecipazione e inclusione. Fulcro del percorso che ha coinvolto ragazze e ragazzi con disturbi dello spettro autistico, è la scena del presepe, parte del complesso scultoreo e pittorico trecentesco attribuito al Maestro di Cesi: la Madonna col Bambino e storie della Madonna e cristologiche, già custodita nel rupestre eremo di Santa Maria Giacobbe a Pale.

Un contesto iconografico in cui si colloca la tipologia della Maestà o Madonna in trono con il Bambino all’interno di un tabernacolo a sportelli vivacemente dipinti. Tabernacolo più volte trafugato e recuperato solo in parte dopo l’ultimo furto che ne comportò il sezionamento degli sportelli. La storia conservativa dell’opera, infatti, è diventata negli ultimi anni quasi un’ulteriore scena del suo stesso racconto: il ricongiungimento, proprio delle due tavolette che compongono la scena del Presepe, avvenuto nel 2016, e di un’altra opera dispersa (recuperata dai carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale), ha restituito alla comunità di Foligno una parte dell’integrità materiale del manufatto e insieme un gesto di ricomposizione simbolica.

Il laboratorio “Colori di luce”

Storia, da cui ha preso vita il laboratorio “Colori di luce”, in cui i ragazzi sono stati invitati a instaurare un dialogo fatto di forme, colori e simboli con il patrimonio artistico, oltrepassando le consuete barriere comunicative. Nel Museo diocesano, infatti, l’esperienza non si limita alla contemplazione ma diventa percorso esperienziale e dall’eredità figurativa dell’opera, nasce il laboratorio che dà vita al presepe contemporaneo, concepito come complesso pittorico e scultoreo insieme. Nel corso del laboratorio i ragazzi hanno quindi realizzato un’opera, prendendo spunto dal tabernacolo, mettendo insieme materiali semplici e di recupero come cartone, legno, stoffe, pasta di sale, sabbie e fili. Composizione, che troverà spazio nella mostra dei presepi di Casale a partire dal prossimo 26 dicembre.

Il laboratorio “Colori di luce”

“Il laboratorio è stato introdotto da una visita nel corso della quale abbiamo raccontato l’opera del Maestro di Cesi – ha spiegato la storica dell’arte Marta Onali –. I ragazzi poi hanno avuto l’opportunità di lavorare di fantasia reinterpretando ciò che hanno visto all’interno del museo. In questo modo abbiamo coniugato l’aspetto storico-artistico a quello del laboratorio pratico. Un progetto che oltretutto promuove l’integrazione sotto tanti punti di vista, considerato che tra loro ci sono anche ragazzi di fede musulmana: attraverso il linguaggio universale dell’arte – ha concluso – siamo riusciti a veicolare contenuti diversi”.

Il laboratorio “Colori di luce”

A trovare spazio nelle sale del museo diocesano di Foligno, come detto, anche il laboratorio “Community” che, attraverso l’inclusione e la partecipazione, promuove il protagonismo delle persone con disabilità. In particolare, l’iniziativa ha riguardato momenti di improvvisazione musicale rivolti a un gruppo di ragazzi con sindrome di down, guidati dal musicista Federico Scettri: “Nel laboratorio, suddiviso in quattro incontri, ho portato la mia esperienza musicale – ha raccontato –. Avendo familiarità con la batteria ho lavorato con varie percussioni, ma anche con la musica elettronica. Durante il tempo trascorso insieme – ha proseguito – ci muoviamo con la musica facendo dei piccoli esercizi di riscaldamento ma anche di ascolto. E le percussioni utilizzate diventano più un’estensione del corpo che un oggetto esterno il cui uso deve essere imparato”.

Il laboratorio “Community”

A concludere il laboratorio musicale l’appuntamento “Nota Cosmica”, ospitato dal museo diocesano lo scorso 19 dicembre, in occasione del quale i partecipanti del progetto hanno condiviso con le proprie famiglie il lavoro svolto in occasione degli incontri.

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