I rappresentanti delle associazioni sportive hanno risposto alla chiamata della coordinatrice della terza commissione consiliare, Tiziana Filena (Fratelli d’Italia), riempiendo tutti gli scranni dell’aula del consiglio comunale. È successo nel pomeriggio di ieri (25 marzo), in occasione dell’appuntamento dedicato al disagio giovanile in città. Una partecipazione che ha denotato l’attenzione delle associazioni e la volontà di mettersi in campo per cercare di trovare soluzioni comuni di fronte a un problema evidente, ampio e complesso.
La riunione di ieri, l’ultima di una serie di appuntamenti sul tema, aveva l’obiettivo di analizzare come lo sport possa diventare una risposta al malessere dei giovani, “offrendo uno spazio in cui crescere – aveva sottolineato Filena, sentita da Rgunotizie – imparare il rispetto delle regole e trovare la fiducia in sé stessi”.
A Foligno il disagio tra i più giovani ha varie forme. Come approfondito anche dalla Gazzetta di Foligno nei numeri 5 e 7, rispettivamente del 15 febbraio e del primo marzo scorso, la violenza tra gli adolescenti non deve essere intesa solo in termini fisici e verso altre persone, ma si manifesta anche attraverso l’autolesionismo, la violenza attraverso i social e il revenge porn.
Un malessere che si esprime anche attraverso lo spaccio e il consumo di sostanze. Cinque i ragazzini fermati dalle forze dell’ordine dall’inizio dell’anno con rilevanti quantitativi di hashish: tre sono stati arrestati e due denunciati. Ad essere diminuita oltre all’età degli spacciatori, anche quella dei consumatori, con circa 60 giovanissimi, tra i 14 e i 19 anni, presi in carico dal Serd nel 2025.
INCREMENTARE LA SINERGIA E LA PROGETTUALITÀ
Tornando alla commissione di ieri pomeriggio, oltre alle associazioni sportive erano presenti anche i dirigenti di alcuni istituti superiori cittadini. Presente solo un ragazzo, Manuel Berzellini, rappresentante d’istituto dell’Itt “da Vinci”. “Dal mio punto di vista – ha detto, intervistato dalla nostra redazione – deve esserci un 50 e 50, una divisione delle responsabilità e dei compiti. La scuola deve cercare di aiutare lo studente non appesantendolo troppo – ha sottolineato – e lasciargli i giusti spazi per le attività sportive e l’adolescente deve impegnarsi, ma gli allenatori non devono mettere ansia sull’alunno che deve studiare e incastrare mille problematiche”.
Tra i coetanei di Berzellini, molti soffrono la competitività. “Ad esempio – ha proseguito – nel calcio e negli altri sport si arriva al punto in cui se non sei abbastanza bravo devi smettere, ed è sbagliato perché in adolescenza – ha precisato – qualsiasi ragazzo deve avere la possibilità di praticare sport in tranquillità e senza competizione”.
Secondo il rappresentante d’istituto, poi, per rendere la città più a portata di giovani è necessario mettere a disposizione spazi, anche esterni, “luoghi di incontro da realizzare insieme alle attività sportive”. “Aprendo, ad esempio, gli oratori o in campetti – ha spiegato -, luoghi in cui i ragazzi possano vivere lo sport in tranquillità senza pressioni, in cui poter stare in compagnia e dove poter anche guardare chi lo pratica”.
Presente in terza commissione anche la professoressa Paola Casciola, collaboratrice della dirigente scolastica dell’istituto tecnico tecnologico “da Vinci”, che ha sottolineato la necessità di sviluppare una “progettualità sostenuta dal Comune e dalle associazioni”. “I maggiori problemi – ha evidenziato – li riscontriamo con i ragazzi che non praticano alcuno sport anche per difficoltà economiche, dovremmo incoraggiarli a farlo con dei sostegni. Nella nostra scuola abbiamo una buona percentuale di ragazzi con difficoltà socioeconomiche che già vivono un disagio personale. In più, non poter partecipare ad attività sportive per mancanza di soldi li mette maggiormente in difficoltà”.
“Dobbiamo costruire una progettualità con le famiglie – è poi intervenuta la dirigente dell’istituto tecnico economico-turistico aeronautico ‘Scarpellini’, Federica Ferretti –, perché se non riusciamo a dialogare con loro il problema permane. Progettare insieme significa avere una progettualità economica che ci permette di portare avanti le iniziative. La nostra scuola è aperta fino a tarda sera, possiamo ospitare progetti e la palestra è disponibile per varie associazioni sportive”.
A prendere la parola anche la preside del liceo scientifico “Marconi”, Maria Paola Sebastiani. “I ragazzi trovano nello sport un canale sano in cui socializzare e far confluire le energie, ma un eccesso di competitività non fa bene. Tutti – ha precisato –, scuole, famiglie e sport, dobbiamo abbassare i livelli di richiesta di performance. Importante è anche la collaborazione con il Comune, con fondi europei, enti o fondazioni. È importante mettere a disposizione degli spazi che vanno identificati e riqualificati per momenti ludici”.
PAROLA ALLE ASSOCIAZIONI SPORTIVE
Tante le associazioni presenti e quelle intervenute in terza commissione consiliare. Tra questi, il presidente dell’associazione sportiva Bside roller, Francesco Santarelli: “Il problema non sono i ragazzi, ma i genitori – ha incalzato –, che in genere non accettano che il proprio figlio non arrivi a un certo livello. Le famiglie mettono pressione ai bambini che spesso non hanno tempo per vivere quella che è la loro età”.
“Lo stress li prepara ad affrontare con forza e sicurezza le difficoltà successive – ha poi detto Paola Menicacci della società Ritmica Fulginium 73 –. È necessario organizzare attività che possano attirare e catturare i ragazzi, realizzare progetti, e che i giovani sentano l’importanza dello sport che li può aiutare”.
In rappresentanza della sezione folignate del Cai, Gianluca Angeli che ha evidenziato come i ragazzi si avvicinino alla montagna con “attività adrenaliniche, come l’arrampicata, il canyoing e le attività in grotta. A spot facciamo dei progetti con le scuole ma è necessaria una progettualità”.
“Da genitore credo che il disagio ci sia – ha poi detto Rebecca Alessi, della Tennis training school – e si sia amplificato notevolmente, ma togliere la pressione ai ragazzi li rende ancora più fragili. Nella vita lo sport può essere di grande aiuto, si creano situazioni che li costringono a vivere la sconfitta e la vittoria”.
Andrea Sansone, presidente dell’Ubs Foligno ha poi sottolineato come, se il focus è il disagio, ci sia “bisogno di formazione. Gli istruttori seguono corsi mensili ma l’aspetto del disagio giovanile viene toccato poco. Credo che l’unica strada sia quella di formarci noi, e contemporaneamente devono farlo le famiglie. Dobbiamo trovare una strada per aiutare tutti gli attori del settore per indirizzare il lavoro”.
“Le società sportive – è intervenuto Lorenzo Speranzini, dell’Atletica Winner Foligno – devono entrare all’interno delle scuole, invogliare i ragazzi a fare sport e a divertirsi. Per questo è necessario aumentare la sinergia”.
LO SPORT COME TERAPIA
Tra gli addetti ai lavori, anche, il direttore del distretto sanitario dell’Usl Umbria 2, Pietro Stella, che ha evidenziato l’ampiezza del tema. “L’attività fisica è un modo per crescere bene. Come scuola e Usl – ha sottolineato – dobbiamo mettere a disposizione la possibilità di muoversi, giocare e ballare. Lo sport è una terapia e può prevenire il disagio di un ragazzo che rischia di perdersi in una devianza”. Per permettere ai giovani con difficoltà economica di fare sport è necessario “intercettare i fondi a tutti i livelli e metterli a disposizione, deve essere coinvolta tutta la città. La comunità – ha concluso – deve lavorare insieme per individuare il problema e le eventuali soluzioni”.
A prendere la parola anche alcuni consiglieri comunali presenti e all’assessore allo Sport del Comune di Foligno, Marco Cesaro. “È stata una giornata di lavori interessante – ha detto – e credo che e possiamo lavorare su molte delle idee presentate oggi”.
“L’obiettivo – ha concluso la coordinatrice della commissione, Tiziana Filena – è di metterci in sinergia e aiutare questi ragazzi. E ognuno può fare un passo verso coloro che in questo memento stanno vivendo un momento di disagio socioeconomico”.




















