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Il duo Tini-Scolastra celebra Dante e la memoria di Luciano Cicioni

Sul palco “Una serata d’Inferno”, una lectura dantis con musica che propone un viaggio emozionante e coinvolgente tra i versi della prima Cantica. L’appuntamento, a ingresso gratuito, è per martedì 7 aprile al "San Domenico"

Pubblicato il 6 Aprile 2026 12:36 - Modificato il 12 Agosto 2026 09:31

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Di “Una serata…d’Inferno” l’ormai rodato duo ha curato anche la drammaturgia. Guglielmo Tini, fine conoscitore della Divina Commedia, e il noto pianista Marco Scolastra saranno insieme sul palco dell’auditorium “San Domenico” martedì 7 aprile, alle 21, per una serata a ingresso gratuito che giunge con una dedica speciale, un omaggio a Luciano Cicioni, avvocato e scrittore folignate scomparso nel 2022.

Per lui, che la letteratura la percorreva con profonda conoscenza, mettendo talvolta la sua vena ironica al servizio di una piacevole creatività, “Una serata…d’Inferno” sarà una lectura dantis con musica che propone un viaggio emozionante e coinvolgente tra i versi della prima Cantica.

La pièce, realizzata con il sostegno della famiglia Cicioni, con il patrocinio dell’Università della Terza Età e del Comune di Foligno, vedrà le pagine dantesche interpretate e “narrate” da Tini, con i più celebri racconti e le figure di Dante, Virgilio, Francesca e Paolo, Farinata degli Uberti, il Conte Ugolino.  

In scena, alla voce di Tini si intreccerà la musica di Marco Scolastra sulle note di Bach, Mozart, Chopin, Liszt, Rossini, Pappalardo, Satie, Casella, Piana, dai classici ai contemporanei. “Perché Dante – commenta il pianista – è così, senza confini. Per questo nella scelta dei brani mi sono fatto guidare dalla connessione emotiva con i versi. A volte ho inserito pezzi già dedicati dai compositori alla Divina Commedia, per altri ho seguito il filo delle mie emozioni”.

Musica e parole per dare vita a incontri, personaggi, speranze e sofferenze universali in quello che lo stesso Tini ha definito un “itinerario di emozione e pensiero nella sconcertante attualità del nostro più grande Poeta”. “Il grande dramma dei dannati è la solitudine – prosegue -. Una solitudine nata da una scelta, consapevole o meno. Un po’ come accade oggi, dove sempre più ognuno vive nella propria nicchia. Anche se io, solo non sono mai. I versi danteschi sono straordinari compagni di vita, meravigliosi e senza tempo”.

Una vera passione per la poesia e per Dante, la nutriva anche l’avvocato Luciano Cicioni, che amava definirsi “giullare della poesia” e che ha lasciato molte opere in versi tra cui Quintaneide, poema epico satirico cavalleresco in ottava rima. 

Maria Tripepi
Maria Tripepi
Giornalista professionista - Direttore di Radio Gente Umbra e della Gazzetta di Foligno

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