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Gimbe, in Umbria il Covid frena più che nelle altre regioni. Stabili le terapie intensive

Pubblicato il 31 Marzo 2022 10:23 - Modificato il 5 Settembre 2023 11:10

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Sono circa 500mila i nuovi casi Covid registrati in Italia negli ultimi sette giorni, ma la curva non sale più. Lo dice il monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe che, nel periodo che va dal 23 al 29 marzo, ha rilevato una sostanziale stabilità dei nuovi casi rispetto al report precedente: passati questi da 502.773 agli attuali 504.487. Nella fotografia scattata dall’Istituto presieduto da Nino Cartabellotta si osservano però un aumento dei ricoveri ordinari dell’8,6% e di quelli in terapia intensiva del 7%. Rimane stabile il numero dei decessi: 953 nell’ultima settimana di contro ai 924 della precedente. Arranca contestualmente la campagna vaccinale nel Bel Paese, con i cicli completi passati nell’ultimo mese dall’83,3% all’83,9% e le terze dosi dall’80,4% all’83,2%. Al contrario, aumentano i casi attualmente positivi saliti a quota 1.266.878. Tornando ai nuovi casi Covid dal 23 al 29 marzo, Gimbe rileva un decremento percentuale in undici regioni.

Il più accentuato è proprio quello dell’Umbria che parla di un -16% e che si conferma per la seconda settimana di fila il valore più basso a livello nazionale. Sorridono quindi il confronto con la variazione media nazionale del +0,3% e soprattutto quello con la Provincia autonoma di Trento, maglia nera per nuovi casi in aumento del 17,8%. Nel dettaglio, i casi positivi per 100mila abitanti nel Cuore verde d’Italia sono 2.239 rispetto ai 2.421 dei sette giorni precedenti, valore comunque superiore all’incidenza italiana ferma a 2.124 positivi sempre per 100mila abitanti. Rimanendo in tema, Gimbe stima poi come nell’ultima settimana le province con incidenza superiore a mille casi per 100mila abitanti siano passate da 38 a 34. Continuano a far parte dell’elenco quelle umbre, anche se con valori al ribasso. A Perugia i nuovi casi per 100mila abitanti sono 1.372, in calo del 13,6% rispetto ai 1.587 della settimana prima. A Terni se ne contano invece 1.162, giù del 22,9% se confrontati ai 1.507 del precedente report.

Per ciò che concerne la pressione sulle strutture ospedaliere, l’Umbria fa segnare un 32,6% di occupazione dei posti letto in area medica, più del doppio della media italiana ferma al 15%. Tra le altre regioni va peggio solo la Calabria con la saturazione dei reparti che tocca quita 34,1%. Le cose cambiano per le terapie intensive: il tasso di occupazione regionale rimane infatti al 4,7%, ben sotto la soglia del 10% e media nazionale del 5,1%.

Numeri Gimbe alla mano, inoltre, si osserva come l’84,9% della popolazione umbra abbia completato il ciclo vaccinale (la scorsa settimana era l’84,8%), un dato percentuale superiore a quello italiano fermo all’83,9%. Scende contestualmente in regione il tasso di copertura vaccinale delle terze dosi, passato dall’85,7% della settimana precedente all’84,6% attuale: in Italia è all’83,2%. Infine, la percentuale di somministrazioni di cicli completi nella fascia 5-11 anni è salita dal 33,8% al 34%, superiore alla media nazionale del 33,6%.

Al netto di tutto, la Fondazione Gimbe parla di una “fine dello sto di emergenza (che cessa in Italia da domani, primo aprile, ndr) sotto il segno di un’elevata circolazione virale”. “Ecco perché – sottolinea il presidente Cartabellotta -, bisogna guardare al futuro con ottimismo e fiducia ma anche con prudenza e responsabilità, per trascorrere un’estate più tranquilla possibile ed arrivare preparati alla prossima stagione autunno-inverno”. Da qui le raccomandazioni Gimbe per la convivenza con il Covid dopo la fine dello stato d’emergenza, dal completamento del ciclo vaccinale, al corretto uso della mascherina fino al rispetto dell’isolamento in caso di positività.

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