“È importante dare una notizia accurata e il più possibile aderente alla realtà, piuttosto che arrivare, per forza, per primi”. È una delle tante sollecitazioni arrivate da monsignor Felice Accrocca, vescovo delle Diocesi di Foligno e di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, in occasione dell’incontro con la stampa che si è tenuto questa mattina (giovedì 2 aprile) nella redazione della Gazzetta di Foligno.
Un momento nel corso del quale il vescovo Felice ha avuto l’opportunità di confrontarsi con i giornalisti e rispondere alle loro domande, fornendo anche degli input sull’operato della stampa, essendo lui stesso un giornalista, iscritto all’albo dei pubblicisti dal 2012. “L’oggettività pura – ha sottolineato – può essere ed è un miraggio a volte. Si deve fare uno sforzo per dire le cose come stanno e non cedere alla tentazione di dare un tono allarmistico o scandalistico alla notizia per conquistare la prima pagina. Avete un ruolo importantissimo – ha poi detto –: siete voi che fate la verità, perché spesso il vero processo è quello mediatico”.

Tante le domande a cui monsignor Accrocca ha risposto nel corso della mattinata. A cominciare dall’orientamento dato dalla Santa Sede verso una riorganizzazione delle diocesi, che punta ad un accorpamento delle realtà più piccole e che attualmente vede le Diocesi di Foligno e di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, unite in persona episcopi. La strada, tracciata da Papa Francesco e ribadita da Papa Leone XIV, va in quella direzione, ma come spiegato da monsignor Accrocca “è ancora difficile dire come si procederà”. “Sicuramente – ha aggiunto – dobbiamo trovare tempi, modi e vie intelligenti per rendere l’azione il più fruttuosa possibile”.

Interpellato sulla fuga dei giovani, che spesso lasciano le piccole realtà per costruirsi una vita nelle grandi città, monsignor Accrocca ha parlato di “un mito del nord che fatico a comprendere. Non è scritto da nessuna parte, ad esempio, che le università a Milano siano migliori di quelle del centro o del sud. Spesso – ha sottolineato – i mezzi di comunicazione contribuiscono a creare un falso mito”.
Una situazione che non riguarda solo il Sud o il Centro Italia ma tutto il Paese, poiché a spopolarsi sono “le zone interne in generale – ha detto intervenendo su un tema a lui particolarmente caro – a vantaggio di una concentrazione di popolazione nelle aree metropolitane”. Giovani che andando ad abitare a Milano o Roma, “vanno ad ingrassare l’anonimato delle periferie” andando a condurre una vita “spersonalizzante e anonima”. Una popolazione che risulta molto più “manipolabile politicamente e socialmente” rispetto a una “popolazione che vive in un territorio dove il contesto comunitario è forte. È più facile indirizzare la gente che non partecipa”. Uno dei modi per “resistere” è quello di “rafforzare i legami attraverso la partecipazione a livello comunitario. In questo senso la Chiesa può fare molto perché è una delle poche agenzie ancora presenti sul territorio”.
Sollecitato da una domanda sul ruolo dell’intelligenza artificiale nel giornalismo ha poi sottolineato come questa sia “un’arma a doppio taglio, con delle potenzialità in senso costruttivo e distruttivo: dipende dall’uso che ne facciamo. Può essere una risorsa – ha aggiunto – ma la mia paura è che possa costituire ‘un’occasione’ per regredire se affidiamo a lei tutto il lavoro”.
Prima dell’incontro con la stampa, che si è aperto con un ricordo del nostro direttore Fabio Luccioli, il vescovo Felice ha visitato gli studi di Radio Gente Umbra, luogo in cui lo stesso Fabio è cresciuto professionalmente e dove si continua a lavorare quotidianamente nel solco di quanto fatto durante gli anni della sua direzione.





















