Un 25 aprile nel segno del ricordo della lotta partigiana e di coloro che furono uccisi e deportati dai nazifascisti. È quello che si è svolto nella mattinata di oggi – 25 aprile, appunto – nei pressi di cascina Radicosa, nel comune di Trevi, dove nel febbraio del ’44 tre ragazzi furono vittime di un rastrellamento: Augusto Bizzarri, Franco Pizzoni e Franco Santocchia.
A onorarne la memoria un folto gruppo di persone giunte da Trevi, Foligno e dai comuni limitrofi e che, dopo una breve passeggiata, si sono riunite per celebrare la festa della Liberazione nel ricordo di quanti lottarono per la libertà.
Presente alla cerimonia, in rappresentanza dell’amministrazione di Trevi, l’assessore Mirko Menicacci che ha sottolineato l’importanza di una “data spartiacque che ha consentito a tutti noi di vivere in un regime democratico. Penso che a 81 anni – ha aggiunto – dalle drammatiche vicende dobbiamo sforzarci di portare avanti un’operazione di pacificazione nazionale, per dare a questo paese un senso di democrazia pacificata, in modo da poterci confrontare in armonia con le diverse politiche in un clima di armonia nazionale. Avendo ben in mente – ha sottolineato – quali sono state le parti in causa e i valori e gli ideali che quel giorno hanno vinto”.

A seguire le parole di Filippo Caterini, a cui ha dato voce una rappresentante della Compagnia della Mela, fratello dell’omonimo Filippo Caterini che, a soli 7 anni, fu ucciso a Vallupo durante un rastrellamento da parte dei nazifascisti nel febbraio del 1944.
Giovanni Angelini, figlio di Enrico Angelini, ha poi preso la parola onorando la memoria del padre, partigiano deceduto nel novembre del 2018, che da giovane militò tra le fila della IV brigata Garibaldi, proprio con Augusto Bizzarri, Franco Pizzoni e Franco Santocchia.
Ragazzi ricordati nel corso della mattinata durante la quale sono stati letti alcuni brani estratti dal libro di Olga Lucchi in cui vengono raccontate le storie dei tre giovani partigiani fatti prigionieri a Radicosa e poi deportati nel campo di sterminio di Mauthausen. A riecheggiare anche una citazione di Theodor Adorno: “La disponibilità a dimenticare e perdonare tutto, che dovrebbe essere fatta propria da coloro che hanno subito i crimini, viene proposta dai sostenitori di coloro che li commisero. Ci si vuole liberare dal passato: a ragione, poiché è assolutamente impossibile vivere alla sua ombra, e perché il terrore non avrebbe mai fine se ci si volesse rivalere delle colpe e violenze subìte con nuove colpe e nuove violenze; a torto, perché il passato a cui ci si vorrebbe sottrarre è ancora vivamente presente”.
Dopodiché i presenti hanno intonato in coro “Bella Ciao” mentre il silenzio di tromba ha concluso la mattinata di ricordo.



















