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Mercato delle Gaite, svelato il Palio 2026 dedicato a San Francesco

Presentata la splendida opera firmata da Alessandro Gattuso che andrà alla Gaita vincitrice. Un dipinto ricco di simbolismi medievali che riproduce le sembianze del Santo tratte dall'affresco di Subiaco

Pubblicato il 27 Giugno 2026 11:02 - Modificato il 12 Agosto 2026 08:35

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Il cuore pulsante del Medioevo bevanate incontra la spiritualità francescana. È stato ufficialmente svelato il Palio che la Gaita vincitrice potrà alzare al cielo al termine delle gare del Mercato delle Gaite 2026. Il drappo, un’autentica opera d’arte intitolata “La predica agli uccelli di San Francesco”, porta la firma del noto maestro pittore Alessandro Gattuso. Un’opera che unisce una rigorosa ricostruzione filologica a una profonda sensibilità cromatica, destinata a entrare nella storia della manifestazione bevanate.

A caratterizzare il dipinto è la scelta dell’artista di discostarsi dalle tradizionali e successive iconografie francescane per cercare il volto più autentico del Poverello d’Assisi. Il maestro Gattuso ha infatti incentrato la sua ricerca sul celebre affresco custodito presso il Sacro Speco del monastero di Subiaco, considerato dagli studiosi il ritratto più antico, fedele e attendibile del Santo.

“Nel realizzare questo Palio ho sentito profondamente il privilegio di confrontarmi con una figura che appartiene al patrimonio spirituale dell’intera umanità — spiega Gattuso —. Ho studiato quei tratti somatici definiti con tratto veloce nel monastero laziale. Ho cercato di non immaginare San Francesco, ma di ascoltarlo”. Il Santo viene così ritratto con la tonsura, che in quel preciso contesto storico rappresentava un radicale e rivoluzionario atto di umiltà e spogliamento.

L’intera composizione è un fittissimo dialogo di simboli medievali. Alle spalle di Francesco domina un grande sole splendente, chiaro richiamo al Cantico delle Creature, affiancato in cielo da due angeli custodi del messaggio ecologico e spirituale del Santo. Al centro del drappo campeggia un’antica iscrizione in latino che ricorda il dono divino della purezza dell’aria, circondata da molteplici specie di uccelli, alcuni ritratti in volo e altri raccolti nel silenzio dell’ascolto.

A legare indissolubilmente l’opera al contesto locale è lo sfondo, dove appare, immerso nelle dolci colline umbre e lambito dalle acque di un fiume appena accennato, lo scorcio del borgo di Bevagna, luogo che la tradizione francescana indica proprio come teatro della storica predica agli uccelli. “In un tempo in cui l’umanità sembra smarrire il senso della misura — conclude l’autore nella sua dedica alla città posta sul fondo del Palio —, il messaggio di Francesco ci parla con straordinaria attualità, invitandoci alla pace, alla semplicità e al rispetto”.

David Orfei
David Orfei
Giornalista pubblicista

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