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L’olio non era extravergine: parte da Torino l’inchiesta che coinvolge anche l’Umbria

Pubblicato il 10 Novembre 2015 16:38 - Modificato il 5 Settembre 2023 22:30

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Parte da Torino l’inchiesta che punta a smascherare il falso extravergine d’oliva. Nel polverone c’è anche un’azienda umbra, la Coricelli, che vede indagati i suoi rappresentanti legali insieme a quelli di altre note marche: Carapelli, Bertolli, SantaSabina, Sasso, Primadonna e Antica Badia. Le aziende sarebbero finite al centro dell’inchiesta dei Nas torinesi, coordinati dal procuratore Raffaele Guariniello, perché avrebbero spacciato semplice olio d’oliva per extravergine. Le indagini sono state avviate dopo il prelievo effettuato dai Nas in alcune bottiglie di tutte le marche vendute. Di queste, sette avrebbero dunque inserito nelle etichette diciture non veritiere. Dell’indagine sarebbe stato informato anche il ministero delle Politiche agricole, come riportato dalle edizioni online di alcuni quotidiani nazionali. A far partire l’inchiesta la segnalazione di un mensile, “Il Test”, che ha inviato al magistrato l’articolo pubblicato in estate. All’interno dell’olio analizzato nessuna sostanza nociva per la salute. Per il consumatore solamente – si fa per dire – un inganno dal valore del 30% in più a bottiglia spacciata per extravergine quando in realtà la qualità era inferiore. L’accusa è quella di frode in commercio.

 

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