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Nuovo piano rifiuti, Uil denuncia: “C’è il rischio di compromettere i rapporti sociali”

Con una nota, l'organizzazione sindacale ha alzato la voce nel dibattito sul futuro di Valle Umbra Servizi, la cui gestione dei rifiuti scade il 31 dicembre 2027. Sul tavolo il pericolo della privatizzazione e di mancate tutele per i lavoratori

Pubblicato il 19 Agosto 2026 11:51 - Modificato il 21 Agosto 2026 13:52

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Uil e Uiltrasporti dell’Umbria entrano a gamba tesa nel dibattito sul futuro della gestione dei rifiuti nella regione e lo fanno con un comunicato che tocca due nervi scoperti: la salute degli operatori e il rischio privatizzazione delle aziende pubbliche, a partire da Valle Umbra Servizi, la multiutility che opera nel Sub-ambito 3 e di cui il socio maggioritario è il Comune di Foligno.

Il contesto è quello di un settore che si avvicina a una scadenza cruciale. La gestione dei rifiuti da parte di Vus è prevista fino al 31 dicembre 2027, e il nuovo Piano rifiuti regionale — che conferma la normativa sul gestore unico a livello regionale — apre scenari inediti per la partecipata pubblica nata nel 2001 dalla fusione delle Asm di Foligno e Spoleto. Se l’azienda della Valle Umbra non si attrezzasse in tempo per poter risultare competitiva in gara, questa si troverebbe a competere con realtà private ben più grandi e strutturate, con il rischio concreto di essere rimpiazzata da soggetti che non rispondono alla pubblica amministrazione ma a investitori privati.

In questo quadro si inserisce il comunicato di Uil e Uiltrasporti, che pone sul tavolo una serie di questioni che il dibattito politico ha fin qui lasciato in secondo piano. La prima riguarda la salute degli operatori. “Cresce il numero dei lavoratori colpiti da malattie professionali e patologie dell’apparato muscolo-scheletrico – spiegano dal sindacato –. Parliamo di persone che, in molti casi, sono costrette a convivere per il resto della propria vita con i danni provocati dalle condizioni di lavoro.”

Per Uil e Uiltrasporti l’aumento della raccolta differenziata, definito un “obiettivo condivisibile” non può essere perseguito senza interrogarsi sulle modalità con cui viene realizzato e sulle conseguenze fisiche per chi lavora all’interno del processo.

“Il rischio – denunciano – è una spirale perversa: i lavoratori infortunati mantengono un costo analogo a quelli pienamente idonei ma con capacità produttiva ridotta, il deficit viene scaricato sui colleghi ancora sani, che a loro volta si ammalano”.

Sul fronte della privatizzazione, la posizione dei sindacati è netta: “Siamo contrari a qualsiasi operazione che non sia sostenuta da concrete e dimostrate ragioni di carattere organizzativo, industriale e di interesse pubblico”. Il riferimento è all’ipotesi di costituire un soggetto unico gestore regionale che potrebbe coinvolgere Sogepu, Vus e Asm Terni, aprendo di fatto la porta a soggetti privati su servizi oggi interamente pubblici.

La richiesta centrale è quella di aprire un confronto reale con le organizzazioni sindacali, prima che le decisioni vengano prese. Uil e Uiltrasporti si sono rivolti direttamente alla presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e al presidente di Auri Andrea Sisti, chiedendo che nella futura configurazione della gara “siano garantiti l’applicazione del contratto collettivo nazionale dell’igiene ambientale, la salvaguardia occupazionale e contrattuale dei lavoratori, la limitazione del ricorso ai subappalti e precise tutele su salute e sicurezza”.

“Non si può progettare il futuro del sistema regionale dei rifiuti – concludono – senza coinvolgere chi quel sistema lo conosce e lo vive quotidianamente”. Per il sindacato il silenzio delle istituzioni “rischierebbe inevitabilmente di compromettere i rapporti sociali, con il conseguente rischio di dure prese di posizione da parte dei lavoratori”.

David Orfei
David Orfei
Giornalista pubblicista

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