Continui cambi d’appalto, straordinari non pagati, Tfr arretrati, furgoni in fiamme, e problemi di sicurezza sul lavoro. Sono solo alcune delle problematiche che da mesi i lavoratori e le lavoratrici di Gls Umbria/Rieti si trovano a dover fronteggiare. Una situazione che, come sottolineato dagli stessi sindacati, va avanti da mesi, se non da anni, e nei confronti della quale oggi hanno deciso di dire basta.
Lunedì (24 agosto) è così iniziato lo sciopero dei dipendenti delle sedi di Foligno, Perugia, Città di Castello, Terni e Rieti. Un’azione culminata questa mattina (26 agosto) con un altro sciopero e un presidio dei lavoratori del settore merci e logistica, in appalto con Gls, davanti alla sede folignate dell’azienda di via delle Industrie, accompagnati dai referenti delle sigle sindacali di Uiltrasporti Umbria, Filt Cgil Umbria e Usb.

“Sono dieci anni che i lavoratori sono coinvolti in una serie di appalti e subappalti e sono davvero esausti – spiega Jacopo De Martini, referente della Usb –. Solo in quest’ultimo anno si sono ritrovati in tre cambi d’appalto con diverse società, a seguito dei quali sono mancate continuamente differenze di retribuzione e non solo”.
Recente la comunicazione di un cambio d’appalto imminente “che partirà il primo settembre. Ma i lavoratori hanno bisogno di sicurezza – prosegue De Martini –, dobbiamo quindi incontrare la nuova società appaltante e mettere le cose in chiaro”.
In concreto con le modifiche di appalto i lavoratori e le lavoratrici si sono ritrovati in situazioni in cui “mancavano parti del contratto collettivo, retribuzioni, nonché ROL del 2024”. Durante la mattinata di presidio ai lavoratori è arrivata la comunicazione del saldo di alcuni pagamenti. “Numerose le pendenze in corso – interviene Teresa, una delle lavoratrici presenti al sit in –, tra Tfr, cessioni del quinto, nonché permessi orari non usufruiti che dovevano essere saldati da mesi”.

Con il nuovo cambio, come nei precedenti, mancano le garanzie per i lavoratori. “Ci è stato solo detto che verrà applicato il contratto nazionale del lavoro – prosegue Teresa –, ma questo mi sembra il minimo. Noi siamo saturi della situazione, in più l’azienda non dà mai risposte ed evadono le nostre richieste di incontro”. Ogni volta che si è registrato il cambio d’appalto dell’azienda i dipendenti sono stati licenziati e poi riassunti e “questo ha causato puntualmente la perdita del Tfr – precisa la lavoratrice –. C’è gente che andrà in pensione con 3mila euro di Tfr perché in occasione di ogni cambio è stato saldato a rate, addirittura da 36 mesi”.
“In questa ultima vertenza abbiamo tentato di recuperare ciò che non era stato concesso ai lavoratori. L’ultima pedina di tutti questi passaggi – sottolinea Stefano Cecchetti, segretario generale Uiltrasporti Umbria – sono i dipendenti a cui non sono giunti i giusti riconoscimenti. Ci sono dei problemi organizzativi evidenti in questa situazione di appalti, che di fatto è un franchising, non si può essere retribuiti per 6 ore e lavorarne 12”. Tutte situazioni che vanno “assolutamente ripristinate – aggiunge – e di cui vogliamo che Gls Italy si faccia carico”.

Più volte i sindacati hanno tentato un confronto con le società appaltanti che però “non hanno prodotto molto”, come fa sapere Ciro Zeno, segretario generale di Filt Cgil Umbria. “Abbiamo una resistenza notevole da parte dell’impresa e ci risulta – interviene – che manchino all’appello diversi passaggi societari. Il settore logistico ha una capillarità e un’importanza strategica fondamentale e non possiamo lasciare i lavoratori e le lavoratrici senza certezze”.
La prima istanza avanzata dalle forze sociali è quindi la sicurezza “che vengano pagate – prosegue Zeno – tutte le mancanze che si sono accumulate nel corso del tempo e che abbiamo denunciato manifestandole anche al Tribunale e all’ispettorato del lavoro. Cerchiamo un confronto con Gls Italy che, a nostro parere, deve rilevare e centralizzare tutta la struttura com’è avvenuto in altre sedi. Abbiamo mandato una richiesta all’azienda centrale per cui stiamo aspettando una risposta”.

Ad aggravare la situazione – come accennato – i problemi riguardanti le condizioni e la sicurezza sul lavoro. “Ci sono mezzi fatiscenti che girano – racconta Cecchetti –. Abbiamo effettuato un accurato controllo e messo a verbale la presenza di mezzi da manutentare, ma, nonostante ciò, questi continuano a girare”
“C’erano addirittura dei furgoni problematici – interviene ancora De Martini – che andavano in fiamme. Mezzi particolari rispetto ai quali l’azienda ha dichiarato che, superato un certo chilometraggio, avrebbero preso fuoco. Una lavoratrice è addirittura dovuta scappare da un furgone in fiamme”.
Circa tre i mezzi che hanno manifestato questo problema, come evidenziato da Teresa, “ma non c’è stato nessun intervento da parte della società. Noi lavoratori veniamo totalmente ignorati, nonostante le continue segnalazioni riguardo alla sicurezza. Ci ritroviamo ad andare in giro con furgoni che non dovrebbero proprio circolare sulla strada. Tra l’altro – aggiunge – io, lavoro a Terni e lì almeno sette autisti, compresa me, hanno dovuto lavorare tutta l’estate senza aria condizionata”.


















