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Pasta Julia, sindacati e lavoratori ancora sul piede di guerra

Pubblicato il 15 Luglio 2014 17:22 - Modificato il 6 Settembre 2023 03:02

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“Si al lavoro ed alla produzione! No alle speculazioni!”. È il grido d’allarme – l’ennesimo – che arriva dalle sigle sindacali della Flai Cgil e della Fai Cisl e dai 47 lavoratori dello stabilimento spellano di Pasta Julia, ormai da tempo al centro delle cronache cittadini. Sindacati e dipendenti sono tornati ancora una volta a chiedere garanzie su futuro e lavoro. Sottolineiamo questo aspetto – scrivono in una nota Loreto Fioretti ed Augusto Paolucci, rispettivamente Fai Cisl e Flai Cgil – perchè, come nei migliori film, nel momento decisivo si è affacciato un soggetto che, tra i suoi obiettivi, non sembra avere quello del futuro e del lavoro per tutti”. Il riferimento è alla Safid, cordata di imprenditori umbri, tra cui Farchioni, Valigi, Mignini e – pare – anche la Coop, che nelle scorse settimane avrebbero mostrato interesse nei confronti del sito spellano di proprietà di Pasta Julia Spa. L’ipotesi sarebbe – com’è noto – quella dell’affitto del ramo di azienda, per il quale si è già fatto avanti anche Nico Valecchi, titolare di Pasta Julia Srl che da due anni ormai garantisce la continuità produttiva dello stabilimento. “I nostri dubbi – spiegano ancora – sono legati ad un piano industriale rispetto al quale la Safid non ha preventivato alcun confronti con lavoratori e sindacati”. Da qui la richiesta rivolta alla cordata umbra di fare un passo indietro ed un invito alle istituzioni – ed in particolare a Gepafin, finanziaria della Regione e socia di Pasta Julia Spa – ad intervenire per sbloccare la vertenza. E proprio Gepafin, insieme agli altri due soci – Angelo Porzi e Giuliano Scarponi – dovrebbero tornare ad incontrarsi domani, mentre tra giovedì e venerdì potrebbe tenersi il tavolo tecnico richiesto dai sindacati con urgenza all’assessore regionale Riommi. “Non accettiamo proposte che non prevedano la continuità produttiva e la piena occupazione – concludono i sindacati – in quel caso attiveremo tutte le forme di lotta necessarie a tutelare le maestranze”.

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