15.2 C
Foligno
domenica, Maggio 3, 2026
HomeCronacaFoligno, a venti anni dal sisma la Caritas riparte dalla condivisione

Foligno, a venti anni dal sisma la Caritas riparte dalla condivisione

Pubblicato il 29 Novembre 2017 17:17

Tienimi informato

Rimani sempre aggiornato sui fatti del giorno

Ultimi articoli

Foligno, bilancio in positivo ma sorgono polemiche sui proventi da multe e Tari

Il rendiconto si è chiuso in positivo con un fondo cassa di oltre 20milioni di euro, come spiegato dalla dirigente Marchi nel corso del consiglio comunale del 29 aprile. Una situazione definita “positiva” da tutti i consiglieri ma che ha comunque acceso il dibattito

Torna a tormentare i genitori nonostante il divieto di avvicinamento: arrestato 37enne

L’uomo è stato bloccato dalla polizia davanti al condomino in cui viveva la famiglia: a far scattare l’allarme la madre intimorita dal figlio. Per mesi l’uomo li aveva minacciati verbalmente e fisicamente per farsi dare continuamente del denaro

Dopo oltre due anni dall’inaugurazione apre il Parco Flaminio

L’evento è in programma per martedì 5 maggio alle 16.30. Ad annunciare la piena fruibilità dell’area verde erano già stati alcuni abitanti della zona che hanno sottolineato soddisfazione per la notizia

Da un lato è stata l’occasione per dire grazie alle delegazioni delle Caritas di Lombardia e Lazio per l’aiuto e il sostegno ricevuto dopo il sisma del 1997, dall’altro l’opportunità di fermarsi a riflettere sulle emergenze vissute oggi dalla società con un occhio anche al futuro. Stiamo parlando dell’incontro “Ri-Costruire luoghi di comunità” promosso dalla Caritas di Foligno, guidata da Mauro Masciotti, nell’ambito della tredicesima edizione del Premio Rosa dell’Umbria. Obiettivo, tornare con la memoria a vent’anni fa e da lì ripartire per affrontare il presente e disegnare il futuro, mettendo al centro di tutto la comunità. Un domani che la Caritas vede all’insegna dell’integrazione e della condivisione. Lo testimonia il percorso avviato da don Andrea La Regina di Caritas Italiana insieme all’Ordine degli architetti di Roma per la creazione di luoghi di culto interreligiosi, ma anche l’esperienza di studio che ha visto in prima fila l’Università di Perugia, grazie al lavoro del professor Fabrizio Fiorini del Dipartimento di ingegneria civile ed ambientale e dei suoi studenti, chiamati ad elaborare progetti pilota di centri di comunità in emergenza. Uno dei quali potrebbe vedere la luce anche a Foligno. Sì, perché è nella città della Quintana, ed in particolare nell’area dell’ex Casa del ragazzo di via Isolabella, che Samuele Antonini ha pensato di ambientare Neos Kosmos. Il progetto è quello di restituire alla città un luogo che già esiste e che può essere oggi riqualificato, creando una struttura di accoglienza e formazione di respiro multiculturale, con uno studentato, una biblioteca, sale studio e spazi funzionali. Il tutto, in un’ottica sostenibile. Un’ipotesi di progettazione che la Caritas auspica e che l’amministrazione comunale, per voce del vicesindaco Rita Barbetti, sarebbe disposta a sostenere per la parte che gli compete. Ma come detto, quello ospitato a palazzo Trinci è stato anche un momento di incontro con chi nel ’97 è stato in prima linea nel ricostruire la comunità folignate disgregata dal sisma. Tra loro, don Luigi Filippucci, all’epoca del terremoto direttore della Caritas di Foligno, Olivierio Bettinelli e Andrea Guerrizio per le Caritas del Lazio, ma anche Luciano Gualzetti per quelle della Lombardia. E ancora le testimonianze riportate dal direttore della Caritas di Spoleto, Giorgio Pallucco, e del giovane Rinaldo sull’esperienza in Valnerina dopo il terremoto dello scorso anno. “Come comunità – ha detto il direttore della Caritas folignate, Mauro Masciotti – dobbiamo recuperare quei valori e quei sacrifici che il tempo spesso ci porta a dimenticare e credo che, in quest’ottica, l’esperienza del 1997 possa essere una testimonianza forte. Lo dimostra il lavoro fatto, ad esempio, dai tanti volontari arrivati da fuori regione che ci furono vicini in quel periodo e che decisero di rimanere qui con noi, dove vivono ancora oggi, per aiutarci ricostruire le nostre comunità. Da lì, dobbiamo ripartire – ha concluso – per costruire ponti sui quali camminare tutti insieme”.

Articoli correlati