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Foligno, falde acquifere ancora inquinate. Nessun rimborso ai proprietari dei pozzi

Pubblicato il 22 Dicembre 2017 15:41

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Persistono a Foligno i superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione in alcune falde acquifere. Ad essere interessate, quelle zone che nel 2012 furono già oggetto di una specifica ordinanza da parte del sindaco. Ordinanza ancora oggi in vigore, in virtù dei composti organo-alogenati volatili e nitrati che ancora vengono riscontrati oltre il limite nelle continue campagne di monitoraggio da parte dell’Arpa. La notizia è arrivata nel corso dell’ultimo consiglio comunale, quando la giunta ha fornito dei chiarimenti all’interrogazione presentata dal consigliere comunale di Impegno Civile, Stefania Filipponi. La risposta scritta, predisposta dal Servizio ambiente, dimostra il persistere dell’inquinamento delle falde acquifere. “Ad oggi – spiegano dal Comune – è stata individuata l’origine del plume di contaminazione relativo alla porzione settentrionale del territorio comunale (ovvero San Giovanni Profiamma ndr)”. In questo caso, sono state attivate nei confronti del responsabile le procedure che obbligano alla bonifica dei siti contaminati come dettato dal Testo unico dell’ambiente. Le procedure amministrative di approvazione del piano di caratterizzazione e analisi di rischio invece, “sono state completate dalla Provincia di Perugia e sono attesa di essere esaminate nell’ambito della Conferenza dei servizi”. Per quanto riguarda il “plume” di contaminazione della zona centro-orientale, “gli accertamenti eseguiti dalla Provincia – scrive il responsabile comunale Gianluca Massei – non hanno consentito l’emissione del provvedimento ordinativo, ma l’attuale proprietà del sito, da cui verosimilmente si origina il plume di contaminazione, ha comunque predisposto il progetto di bonifica”. Gli accertamenti, le verifiche e le diffide – è bene ricordarlo – sono di competenza della Provincia, che si avvale del supporto tecnico e scientifico dell’Arpa. A Foligno, il Comune è rimasto sempre in prima linea per fornire il proprio contributo nel corso delle indagini. Per questo motivo, la Regione negli scorsi anni ha previsto anche un contributo di 50mila euro per le “attività preliminari di caratterizzazione”. Nel frattempo continua l’attività di monitoraggio da parte di Arpa, con campagne in tutta la Regione effettuate generalmente ogni sei mesi. Monitoraggi che, per quanto riguarda le falde folignati sotto osservazione, “evidenziano una permanenza di superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione, principalmente per i composti organi-alogenati volatili e per i nitrati”. Nel periodo dei controlli, spiegano dal Servizio ambiente, “si è osservata con una certa variabilità stagionale di segno opposto nelle concentrazioni misurate per tali parametri”. Nella sua interrogazione, la Filipponi ha chiesto inoltre se fossero previsti dei risarcimenti per tutti i possessori di pozzi privati, ai quali nel corso del tempo è stato impedito l’attingimento. Un provvedimento simile a quello adottato a Città di Castello, con la Regione che aveva stanziato nel 2013 circa 40mila euro. In questo caso però, al Comune di Foligno “non risultano fondi pubblici finalizzati al risarcimento dei danni subiti dai proprietari dei pozzi contaminati”.

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