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Reperti di Colfiorito, la richiesta del Comune: “Devono rimanere nei nostri musei”

Pubblicato il 19 Gennaio 2018 17:05

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“Dopo il restauro, i ritrovamenti fatti a Colfiorito dovranno rimanere nei nostri musei”. E’ questo l’appello che Rita Barbetti, vicesindaco del Comune di Foligno con delega alla cultura, rivolge ad Anas e alla Soprintendenza Archeologica dell’Umbria. L’assessore folignate ha accolto con grande entusiasmo la notizia riguardante l’avvio dei lavori per il restauro dei reperti di Colfiorito, emersi dopo secoli di storia durante gli scavi per realizzare la nuova Ss77. Un entusiasmo al quale però si unisce immediatamente la speranza di poter trattenere in loco gli oggetti ritrovati, così come è avvenuto in passato ad esempio con il Satiro danzante di Mazara del Vallo o i Bronzi di Riace. Storie e vicissitudini completamente differenti, ma che hanno lo stesso obiettivo: far ammirare la bellezza dei ritrovamenti nei territori dove le scoperte sono avvenute. Anche perché Foligno avrebbe tutte le carte in regola per tenere con sé reperti storici appartenuti alle popolazioni che hanno abitato gli Altipiani. “Sotto questo punto di vista la nostra presa di posizione è netta, visto che teniamo a trattenere sul territorio tutto ciò che verrà restaurato – spiega Rita Barbetti -. Anche perché abbiamo gli spazi adatti per poter ospitare i corredi emersi dalle tombe di Plestia”. La sede migliore è rappresentata senza ombra di dubbio dal Mac, ovvero il Museo archeologico di Colfiorito, dove attualmente sono esposti più di mille reperti appartenuti ai Plestini. Attualmente conservati in un magazzino della Soprintendenza a Ponte San Giovanni, i corredi della “Tomba del Carro” e della “Principessa di Plestia”, hanno trovato i finanziamenti necessari che serviranno per il loro restauro. Il tutto, grazie ad una convenzione dello scorso luglio che ha visto come attore principale Archeolog, l’associazione nata da un’idea di Anas e Quadrilatero Umbria-Marche al fine di promuovere e valorizzare i reperti venuti alla luce nel corso della realizzazione degli assi viari nell’Appennino centrale. Nello specifico, a Colfiorito è saltata fuori una necropoli dell’età arcaica che ospita oltre 60 sepolture. Tra le scoperte più sensazionali c’è senza ombra di dubbio quella di un carro a sei ruote. Una testimonianza molto rara di quell’epoca, composta da sei cerchioni in ferro, probabilmente pertinenti alle ruote di un “currus” e a un calesse o carro funebre, oltre a morsi equini ed altri elementi metallici relativi al timone. La Soprintendenza si occuperà del restauro del corredo vascolare, mentre attraverso una selezione pubblica verrà individuata la ditta che si occuperà del restauro dei componenti bronzei e metallici. Al termine dei lavori gli oggetti torneranno al loro antico splendore. Con la speranza, da parte del Comune di Foligno, di farli brillare all’interno dei suoi musei.

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